My Story, Our Story: Giulio Cenci

26 July 2016

Gli Alumni di BBS si raccontano: il prima, il dopo e i ricordi della vita da studente, per una storia di sé e della propria esperienza professionale, per una storia della nostra Community. Protagonista del XXIII episodio è Giulio Cenci, Performance and Accounting Management a Eurofilter, EMBA.

La soundtrack scelta da Giulio è “Sitting in the dock of the bay” di Otis Redding.

OUVERTURE
Giulio Cenci, Performance and Accounting Management presso Eurofilter, società del gruppo SACMI, è anche un sincero amante della barca. E’ perciò inevitabile collegare la sua esperienza come Alumnus BBS dell’Executive Master in Business Administration con la partecipazione alla BBS Sailing Experience 2016, che, detto per inciso, ha vinto con il team di cui faceva parte. E team è la parola chiave della chiacchierata con Giulio. Perché l’andare in barca non è solo piacere e momento esclusivo da ogni altro pensiero e preoccupazione. E’ anche una bella metafora delle relazioni che si devono instaurare fra individui per diventare gruppo e governare gli eventi (e i venti).

CHI AMA BRUCIA
“Mi sono occupato di innovazione e vendita a livello internazionale nel mondo energetico, su argomenti di combustione ed idrogeno” si presenta Giulio Cenci. “Sono nato a Ferrara, città dove ho compiuto i miei studi. Ma mi sento marchigiano nel cuore, perché amo le mie origini di Sassoferrato, in provincia di Ancona.” Dopo il dottorato in ingegneria ed alcuni anni di esperienza in Computational Fluid Dynamics, Giulio si forma a Genova come commerciale in una multinazionale statunitense che si occupa di saldature. Poi, dopo qualche anno di crescita in alcune aziende del settore energetico, sbarca all’interno del gruppo SACMI, in una business unit che produce impianti per la depurazione ambientale. E sbarcare è il termine più adeguato per chi, come lui, ha nelle vene l’acqua del mare e come idea di libertà andare a vela. Ma di questo parleremo dopo.

INTANTO, EMBA!
“Le motivazioni per le quali mi sono iscritto all’EMBA erano il consolidamento di topic manageriali e il confronto con professionisti già affermati, manager, direttori, proprietari. E poi perché alcuni direttori acquisti e tecnici di multinazionali, da Toyota a Bosch, mi hanno consigliato di fare un percorso di questo genere e in particolare in Bologna Business School. Perché ha un approccio applicativo.” E proprio attraverso il confronto a livello internazionale Giulio nota che nelle multinazionali tutti i dirigenti hanno un MBA. “Per quanto la mia formazione tecnica mi permettesse di dialogare con loro, sentivo il bisogno di allineare il linguaggio, soprattutto riguardo a temi come finance, bilancio, calcolo costi.” Il primo incontro con BBS avviene con un ritardo: Giulio entra a Villa Guastavillani due weekend dopo l’inizio del corso. “Perché ho scelto in extremis di farmi carico personalmente dei costi e questo ha causato il mio ingresso successivo.” L’impatto è comunque positivo: si entra subito nel vivo e lo studio di bilancio, finance e costi risulta per Giulio facile da comprendere grazie al suo background ingegneristico. Ma il percorso di studio non è certo una passeggiata, e riporta Giulio al periodo universitario. “Si trattava di capire di che pasta eravamo fatti.”

SAILING
Giulio è un velista, un tipo indipendente. Gli piace vivere il mare. “Nel Master BBS c’erano “regatari” e persone che facevano parte di equipaggi, con esperienze varie.” Scopre questa passione comune in aula a molti dopo essere venuto a conoscenza della Sailing Experience, la regata competitiva organizzata da BBS. “Devo dire che i monitor dentro Villa Guastavillani su cui scorrono le immagini coinvolgenti delle attività proposte sono un notevole strumento di marketing. E’ su quei monitor che ho visto le immagini della regata BBS.” Il primo anno di EMBA Giulio, invitato dalla Scuola a partecipare alla regata, si trova a dovere rifiutare. Ma l’appuntamento è solo rimandato al secondo anno. “Ci riflettevo con chi si era rivelato un grande esperto o con chi, come me, ama navigare per mare in modo non competitivo. Per me infatti era la prima regata in assoluto, ma ero autonomo, sapevo cosa fare.” A Giulio piace soprattutto l’idea di consolidare l’amicizia con i colleghi d’aula mettendola alla prova su una barca.

LA SCOTTA, IL MEZZO MARINAIO E IL TANGONE
Ci siamo trovati la mattina della prima regata per un piccolo briefing. Chi non sapeva nulla di vela è stato istruito velocemente.” Il primo giorno della regata passa così, a capire cos’è una barca e quali sono i compiti del team. Che è poi composto, per ogni barca, da cinque studenti dell’EMBA più uno skipper e un aiuto skipper. “Il primo giorno è stato dedicato a una regata tranquilla sulla lunga distanza. Un percorso di 28 miglia, un triangolo di gara che circumnavigava tre isole davanti a Punta Ala.” Il vento è sostenuto, a tratti lieve. “Abbiamo cercato di spiegare cosa fare attivamente in ogni piccola attività, dall’utilizzo del winch al boma, come cazzare la scotta e altre attività base. Chi era più preparato ha dato tempo agli altri di capire cosa fare con atteggiamento sereno e paziente. Questo ha permesso di arrivare alla fine della prima giornata con un team vero e proprio, consapevole dei ruoli e dei compiti.” Il secondo giorno il gruppo è carico fin dalla prima mattina. Persone con una gran voglia di vincere, anche senza avere chiaro quali fossero esattamente le attività da svolgere. E’ un clima di grande competizione che di solito Giulio rifugge quando è in mare, ma il tutto è vissuto con divertimento. “E’ la magia della vela: una persona in barca si trasforma rispetto al carattere che mostra nel quotidiano.” Nella prima giornata di regata il team con Giulio arriva terzo, ma nella seconda partono molto bene. Il percorso è delimitato da due punti boa, andata e ritorno. Spira un vento debole che crea molte difficoltà tecniche. Si compie qualche errore ma il gruppo riesce a recuperare. Poi, sul finire, fra errori altrui e qualche colpo di bravura, la barca con Giulio taglia il traguardo con largo vantaggio e, per differenze e compensazioni punti, vince la Sailing Experience.

COS’E’ IL TEAM
L’individualismo nella vela non è solo fuori luogo; è addirittura dannoso al governo della barca. “E’ tornato utile uno degli insegnamenti fondamentali dell’EMBA: i talenti devono esprimersi allo scopo del successo del gruppo.” Anche se non si era raggiunta la competenza ideale per una regata, ognuno sapeva cosa doveva fare e il gruppo è diventato team. Superando anche i difetti caratteriali. “A bordo eravamo cinque manager. Insieme con me Federico, Vincenzo, Matteo, ed il più esperto di regate, Gilberto, ognuno dei quali caratterizzato da asperità difficilmente smussabili. E’ stato bellissimo vedere ciascuno superare i propri limiti a favore del gruppo. Questo è ciò succede quando si va a vela. Sei obbligato ad ascoltare chi ti sta attorno e devi avere tempismo per capire e reagire.” Nel racconto di una regata Giulio riconosce tutti gli elementi utili al paragone con il lavoro aziendale: i passi necessari per integrare e armonizzare i membri del team. Capire come reagiscono sotto stress. Garantire l’aiuto, spiegare quali sono i limiti e qual è la gerarchia. Ma lasciando libere le persone di fornire il loro apporto creativo, di esprimere il proprio talento.




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