Massimo Rostagno racconta la politica monetaria della BCE

28 March 2019

Massimo Rostagno, Direttore Generale per la Politica Monetaria della Banca Centrale Europea, ha aperto la Spring Edition degli Innovation Talks 2019 con lo speech La crisi e la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Durante l’evento, organizzato in collaborazione con Philip Morris Italia, sono state discusse con la Community di BBS le misure messe in atto dalla BCE per rispondere alla crisi e il loro impatto sul sistema economico dell’area Euro.

In questo momento c’è un dibattito molto attivo, vivace e importante sull’UE e le sue istituzioni, nel quale però spesso manca la memoria storica sul lungo percorso che ha portato all’unione monetaria dei paesi membri. “È come se ci fosse un’amnesia collettiva sui fatti, sulle premesse, sulle idee che hanno guidato questo processo. Questo porta i partecipanti al dibattito ad avere una visione ristretta e unilaterale,” ha esordito Massimo Rostagno, economista e ricercatore formatosi alla Banca d’Italia, entrato a far parte della BCE nel 1998.

Prima di analizzare la politica monetaria degli ultimi 5 anni, bisogna infatti comprendere il lungo percorso di unificazione economica iniziato nel lontano 1969. L’idea che alcuni paesi membri potessero spogliarsi della sovranità monetaria a favore di un organismo collettivo inizia quando viene chiesto al primo ministro del Lussemburgo di redigere un rapporto sulla possibile unificazione monetaria dei 6 paesi che formavano all’epoca il Mercato europeo comune (MEC). Venti anni più tardi, nel 1992, venne firmato dai dodici paesi membri della Comunità europea il Trattato di Maastricht, che fissa le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti all’Unione. Venne poi istituita la Banca Centrale Europea, che dal 1999 riceve l’incarico di condurre la politica monetaria della zona Euro.

Secondo Rostagno, per molti dei paesi partecipanti questo è stato un percorso di progressiva condivisione, ma anche una riconquista di qualcosa che avevano perduto: la stabilità monetaria. “Molti stati cercano nell’Unione Europea un’ancora per la propria moneta che non riescono a generare dall’interno, con istituzioni domestiche,” ha aggiunto. L’obiettivo primario della politica monetaria della Banca Centrale Europea è infatti quello di preservare la stabilità dei prezzi, mantenendo il tasso di inflazione attorno al 2% nel medio termine.

I 20 anni di crescita dell’Eurozona sono stati interrotti dalla crisi economica iniziata nel 2008 e che in Europa, a differenza del resto del mondo, ha visto succedersi ben due contrazioni. “La crisi ha portato disinflazione sostenuta e rischio di deflazione. Nel 2014, quando i tassi bancari erano troppo elevati e i meccanismi di trasmissione dei tassi di interesse completamente bloccati, la BCE ha dovuto proporre una politica monetaria completamente nuova,” ha commentato Rostagno.

La BCE ha infatti risposto alla crisi con una strategia monetaria innovativa, basata su 3 strumenti principali: i tassi di interesse portati per la prima volta a livelli negativi, l’acquisto massivo di titoli pubblici e privati e l’introduzione delle operazioni TLTRO, tramite le quali vengono erogati dei finanziamenti agli istituti di credito per periodi fino a quattro anni. “Grazie a queste misure, dalla fine del 2016 e per tutto il 2017, abbiamo assistito ad una ripresa abbastanza vigorosa,” ha aggiunto Rostagno. “Nel 2019 la ripresa ha decelerato ma rimaniamo forti di una grande conquista. Il tasso di disoccupazione è sceso in maniera costante e ci aspettiamo che arrivi al 7% entro il 2021.”

In risposta alla recente decelerazione dell’economia, la BCE ha annunciato qualche settimana fa una nuova serie di TLTRO per evitare una crisi di rifinanziamento delle banche, le quali dovranno però dimostrare l’erogazione di un volume maggiore di prestiti a famiglie e imprese. La seconda misura adottata è invece la forward guidance, ovvero una strategia di comunicazione pubblica utilizzata dalla Banca Centrale al fine di condizionare, con i propri annunci, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse sul costo del denaro.

Durante l’incontro il giornalista e Adjunct Professor di BBS Alessandro Merli ha interrogato Massimo Rostagno sulle cause che hanno portano l’Eurozona a frenare nuovamente. Si tratta di motivi esterni o autoinflitti dalle singole economie nazionali? “Alcune influenze vengono da oltreoceano. Le dispute commerciali degli Stati Uniti hanno destato grandi preoccupazioni negli imprenditori, creando effetti di sfiducia già agli inizi del 2018. A questo si si sono aggiunti i problemi legati alla contrazione del settore automobilistico tedesco che ha un’alta incidenza sull’economia di uno degli stati membri più forti dell’Unione. Infine, anche la Brexit rappresenta un ulteriore fattore che incide sul clima di fiducia di paesi legati alla Gran Bretagna, come ad esempio la Germania, l’Olanda e la Francia.”

Esistono però anche una serie di cause strutturali della decrescita interne ai singoli paesi, sulle quali la politica monetaria della BCE non può intervenire. Questo è ad esempio il caso dell’Italia, la quale segna un risultato negativo su tutte le componenti della produttività da quasi 30 anni.

Massimo Rostagno ha concluso il suo intervento con una riflessione ottimistica su un futuro che, per esistere, ha bisogno di un presente che guardi avanti senza dimenticare la strada già percorsa: “Ci si augura che il mondo che abbiamo conosciuto, un mondo di apertura dei commerci, di smantellamento dei dazi e delle barriere, non faccia mai marcia indietro.”

 

Massimo Rostagno racconta la politica monetaria della BCE




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