Antonio Croce: un’impresa modello

23 June 2015

Antonio Screpis racconta il suo brand Antonio Croce e il project work degli studenti del Master in Gestione d’Impresa.

Partiamo dal contesto: ci racconta Antonio Croce e la sua storia?
Antonio Croce nasce dalla mia passione. Sono un modellista di natura, ho cominciato a farne a 14 anni e da allora non ho mai smesso. Nel settore dell’abbigliamento il disegno è fondamentale ma a me è sempre piaciuto capire come realizzare le cose. Mi appassiona il lato ingegneristico dell’abito. Il 1 gennaio 2000 è nata l’azienda da zero e nel 2002 abbiamo incontrato Burberry. Abbiamo contribuito al suo successo in termini di vestibilità, traducendo il disegno in fit del capo. Rinnovare il prodotto è la nostra vera forza aziendale.
Tutti i modellisti al nostro interno derivano dai miei insegnamenti e sono giovani, assieme a due ragazze che conosco da venticinque anni e che mi hanno seguito. Alla fine di quest’anno saremo centotrenta persone nella sede di Cattolica, mentre il nostro indotto coinvolge circa 3.000 persone.

Ci racconta del project work con gli studenti di BBS?
Abbiamo avuto l’idea di coinvolgere i ragazzi del Master in Gestione d’Impresa, in particolare del corso in Mercati Asiatici e Made in Italy. I primi si sono occupati di capire se esistono potenzialità nei mercati asiatici, dove e di che tipo, per una specifica identità di brand. Il secondo gruppo, e qui abbiamo appena cominciato, verrà coinvolto per pensare alla brand experience che vogliamo offrire. Vogliamo sentire le loro idee sull’insieme di elementi di contatto da realizzare e integrare, per ottenere la miglior interazione possibile con i nostri clienti target. Sono convinto che ne possano nascere dei risultati.

Cosa si deve prendere in considerazione nel settore dell’abbigliamento, oggi?
L’abbigliamento è qualità, prezzo, vestibilità, materiale… l’immagine forse è l’ultima cosa. Puoi avere un’immagine bellissima ma se il prodotto manca di altri aspetti che compongono l’abito, non sei acquistabile.

Da quello che dice sembra le piaccia lavorare con i giovani. Perché?
Quando sei giovane sei una forza della natura, vuoi raggiungere qualcosa. La qualità del pensiero è totale e a 360 gradi, 24 ore su 24. Credo che un progetto come questo a BBS sia l’ideale per capire cosa si può creare assieme. Lavorare coi giovani significa stare più vicini alle sensibilità del presente e del futuro: oggi l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e altri aspetti non possono essere trascurati. Sarebbe molto diverso lavorare con qualcuno che ha raggiunto il successo negli anni ’80, quando il mercato era completamente diverso e più facile. Un’azienda come la nostra è sempre alla ricerca di giovani di talento che vogliono esprimere qualcosa.




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