BBS Leadership Lectures | The good and the bad of Co-Leadership (mostly good) | Luca Lisandroni e Riccardo Stefanelli

Marzo 31, 2023

E se la leadership fosse condivisa? Quali scenari, quali sfide, quali complessità si trova ad affrontare chi diventa co-leader in azienda? A questa domanda hanno risposto i due Co-CEOs di Brunello Cucinelli Luca Lisandroni e Riccardo Stefanelli che sono intervenuti in Villa Gustavillani per la Leadership Lecture dal titolo “The good and the bad of Co-Leadership (mostly good)” presentata dal Dean di Bologna Business School Max Bergami. 

Luca Lisandroni, che è anche Executive Board Member in Brunello Cucinelli, ha lavorato come General Manager presso Luxottica e come Product Manager presso L’Oreal Italia.  Riccardo Stefanelli è stato Chief Commercial Officer e Board Member di Brunello Cucinelli dal 2006 al 2016, prima di diventare Co-CEO nel 2016.

Brunello Cucinelli è un’azienda italiana d’eccellenza nel settore dell’abbigliamento, famosa in tutto il mondo. L’azienda pone l’etica al centro della sua produzione, con una visione incentrata sull’umanità in ogni processo produttivo e con un impegno che ne valorizza l’approccio etico: migliorare il benessere dei propri collaboratori amplificandone il talento all’interno dell’azienda. Un impegno che si radica nel territorio trasformandosi in un valore riconosciuto a livello internazionale e che rende l’azienda qualcosa di unico, come hanno raccontanto i due Co-CEOs: “Tutta l’organizzazione aziendale ruota intorno a dei principi e a dei valori che non rappresentano solo la storia fondante dell’imprenditore che l’ha creata, ma sono le linee guida attuali e future del nostro lavoro”. Ciò che l’azienda vende, il prodotto, paradossalmente, viene dopo. “Brunello Cucinelli è un’azienda profondamente radicata nel territorio in cui è nata e in cui lavora”, hanno spiegato, “Tanto che qualcuno dice che metà del valore che le viene riconosciuto in Borsa deriva dal territorio: se l’azienda si trovasse in una anonima zona industriale non ci sarebbe riconosciuto il valore che abbiamo”. E questo valore-guida è alla base anche del rapporto di co-leadership che lega i due manager e che ne regola le relazioni con i collaboratori sulla base di una parola chiave che non viene mai dimenticata: coerenza. Essere coerenti in Brunello Cucinelli è fondamentale e tanto più difficile se si considerano i numeri di un’azienda che punta nel 2023 a superare il miliardo di fatturato con 2300 dipendenti tra produzione e vendita in tutto il mondo. 

Riccardo Stefanelli è il manager di più lungo corso tra i due Co-CEOs perché entra in azienda, e in famiglia, nel lontano 2006. Il rapporto con Luca Lisandroni inizia qualche anno dopo, in concomitanza con la quotazione in borsa, in una fase cruciale per l’azienda di Solomeo che apriva il suo venticinquesimo negozio e iniziava a farsi conoscere nel mondo come brand di lusso. “Luca sovrastava la mia esperienza di almeno dieci volte, con una visione più internazionale della mia e, alle spalle, nel suo futuro più recente, la gestione di un’azienda che fatturava 250 milioni, con migliaia di dipendenti” ha raccontato Stefanelli, “Ero preoccupato. Temevo che potesse in qualche modo stravolgere gli equilibri che, in termini di autorevolezza e di presenza, mi ero costruito nel corso del tempo all’interno dell’azienda. Eppure mi sono accorto subito che il fatto che lui si fosse avvicinato alla nostra azienda, molto unica nel suo genere e poco visibile a quel tempo, mi dava il conforto: sapevo che avevamo la stessa idea su quale fosse la strada da intraprendere”. Una sensazione che poi si rivela esatta e che Stefanelli ancora definisce “il motivo principale e  tuttora la ragione alla base della bontà del nostro rapporto”, perché la prima lezione di co-leadership che i due manager hanno condiviso con il pubblico di Villa Guastavillani è stata proprio che alla base di tutto devono esserci “una buona relazione personale e la condivisione della destinazione finale del percorso”. Una posizione che riporta alla coerenza menzionata come pilastro aziendale e che diventa espressione di quel capitalismo umanistico di cui Cucinelli si è fatto portavoce. E dove c’è coerenza, umanità e sostenibilità è facile anche trovare degli spazi in cui esprimere la propria leadership, e di conseguenza il proprio talento, in modo indipendente: “Non condividiamo tutte le attività, abbiamo dei confini ben definiti” ha spiegato Stefanelli, “Io sono a Solomeo, dove mi occupo di prodotto e produzione, Luca è a Milano dove segue tutta la parte dei mercati. Entrambi abbiamo autonomia decisionale, anche se c’è una parte di co-gestione che cerchiamo di affrontare secondo criteri di trasparenza, condivisione e mettendo la validità delle idee e delle iniziative al di sopra della persona che le ha avute”. 

Una visione condivisa da Luca Lisandroni, che nel suo intervento è andato subito al punto: “Che cos’è la leadership condivisa e perché funziona? La prima evidenza per me è che quando guardo indietro e vedo le cose belle che abbiamo fatto in questi due anni, mi rendo conto che non avrei di certo preferito averle fatte da solo, ma sono molto contento di averle fatte con Riccardo e con tutto il resto della nostra azienda. In primo luogo perché ci siamo divertiti molto di più, in secondo luogo perché nella mia precedente esperienza avevo vissuto il peso della solitudine nella leadership”. Una solitudine che è nata dalla responsabilità di farsi carico di una situazione aziendale complessa. D’altronde, e l’esperienza di Lisandroni lo conferma, non è semplice neppure diventare leader, non è un percorso segnato, per il quale ci sono regole fisse e soluzioni standard: “Non ho mai pensato a me come un leader”, ha confessato, “Ma a un certo punto ho avuto l’opportunità e il coraggio di misurarmi, in primo luogo, con me stesso”. Un’opportunità che lo ha messo subito alla prova, catapultandolo in una filiale di Luxottica, quella brasiliana, considerata di grande valore ma anche di grandissima complessità operativa e che stava subendo importanti cambiamenti: “Ero solo a doverli gestire, in un contesto di cui non conoscevo né le persone né la lingua, ma poco a poco ho imparato il portoghese, ad amare il Brasile e a trovare il coraggio che serviva per andare a Milano e proporre un percorso del tutto nuovo per quella filiale. Un percorso di successo, che ha visto crescere la mia responsabilità nel tempo”. Dopo qualche anno, una folgorazione: “Brunello Cucinelli aveva appena aperto un negozio nel più importante mall di San Paolo e dietro la cassa c’era questa foto bellissima” ha raccontato Lisandroni “Io conoscevo Brunello, ma non sapevo che cosa facesse. Ancora oggi ci confrontiamo con questo aspetto dell’azienda: la notorietà di Brunello è più forte in alcuni casi di quella del brand. Comunque sia, in quella foto ho visto tutto quello che in quel momento cercavo: mi mancava il mio Paese, mi mancava la convivialità, sono rimasto affascinato dal sorriso di quelle persone”. E proprio quel sorriso ha raccontato a Lisandroni l’unicità di Cucinelli in un mondo come quello della moda, in cui rigore e serietà sono la norma. “Tornato in Italia ho avuto l’opportunità di conoscere Brunello di persona” ha proseguito Lisandroni, “Ma mai avrei pensato di poter lavorare insieme, cosa che è arrivata dopo un incontro informale con Riccardo” Un incontro voluto dall’imprenditore di Solomeo, che ci porta a un’altra preziosa lezione di leadership: nessuna co-direzione calata dall’altro, nessuna imposizione, un incontro per sondare ogni reazione, anche e soprattutto quelle spontanee, inclusa la comunicazione non verbale. “Di Riccardo mi colpirono subito i modi pacati e la chiarezza con la quale era in grado di descrivere sensazioni complesse” ha raccontato “Mi trasmise subito un senso di serenità e oggi che sono sette anni che lavoriamo insieme, posso dire di non aver mai avuto bisogno di fare appello alle regole, pur chiare, che delimitano i confini di ciascuno, per capirci e andare avanti insieme”. Un rispetto reciproco che implica anche la capacità di trovare punti di incontro sui valori e sui fondamenti dell’azienda, pur lasciando la libertà a ciascuno di definire il proprio stile di leadership. 

E il futuro? Per i due Co-CEOs di Brunello Cucinelli è tracciato dalla visione imprenditoriale dell’azienda, tracciata dal suo fondatore e ricca di valore da ogni punto di vista, da quello umano a quello produttivo, da seguire “come le stelle” per continuare a tracciare una rotta di successo. 

Leggi gli altri articoli sulle BBS Leadership Lecture: Lihi Zelnik-Manor, Mauricio Macri, Stefano Venier, George Lee



ISCRIZIONE

Back To Top