Dall’aula all’impresa: come nasce AdoptAI

Febbraio 20, 2026

Trasformare il potenziale dell’Intelligenza Artificiale in valore concreto per il business richiede visione strategica, metodo e capacità di integrare competenze diverse.

È da questa consapevolezza che nasce il percorso imprenditoriale di Stefano Urbani e Francesco Simonetti, alumni dell’Executive Master in Artificial Intelligence for Business di Bologna Business School e co-founder di AdoptAI. Stefano Urbani è advisor con oltre vent’anni di esperienza in strategy, M&A, crescita e turnaround, maturata a fianco di imprenditori, board e senior executive in contesti complessi e multi-settoriali. La sua traiettoria professionale è sempre stata orientata alla creazione di valore, alla ridefinizione dei modelli operativi e alla gestione della trasformazione.

Francesco Simonetti opera invece nell’ambito del quantitative risk management e delle advanced analytics, con un background focalizzato su modelli quantitativi, data analysis e integrazione dell’AI nei processi decisionali aziendali. La sua prospettiva parte dai numeri, dalla modellazione e dall’analisi del rischio, per arrivare alla costruzione di sistemi decisionali più evoluti e consapevoli.

È durante l’Executive Master in AI for Business che queste competenze iniziano a convergere in un progetto comune.

«L’idea è nata in modo naturale durante il percorso del Master», racconta Urbani. «Più che da un’intuizione individuale, è emersa dal confronto continuo tra compagni di aula provenienti da esperienze diverse ma accomunati dalla stessa percezione: l’Intelligenza Artificiale stava entrando con forza nel dibattito manageriale, ma spesso restava distante dalle applicazioni concrete nelle organizzazioni».

Il punto non era la tecnologia in sé, ma la distanza tra entusiasmo e implementazione. Tra narrativa e operatività.

Per Stefano, il passaggio è stato anche personale:

«Il mio background consulenziale mi portava già a osservare le aziende attraverso la lente dei processi e della creazione di valore. Durante il Master, questa prospettiva si è arricchita di nuovi strumenti e linguaggi, permettendomi di leggere l’AI non come tecnologia isolata, ma come leva di evoluzione del modello operativo delle imprese».

Accanto alla dimensione strategica, Francesco sottolinea l’importanza del metodo e dell’impostazione sistemica.

«L’Executive Master in AI for Business ci ha aiutato a compiere questo passaggio in modo molto concreto, partendo dai processi, dai dati e dagli impatti organizzativi. Framework come quello del “from data to value” hanno avuto un ruolo importante, ma è stato soprattutto l’approccio sistemico a fare la differenza: collegare tecnologia, modello operativo e creazione di valore».

Il vero snodo arriva con il Project Work su un contesto aziendale reale. È in quel momento che la teoria viene messa alla prova.

«Lavorare su un caso concreto ci ha costretti a tradurre modelli teorici in scelte operative», spiegano. «Definire priorità, identificare i dati necessari, stimare l’impatto atteso: è stato il momento in cui l’AI ha smesso di essere un concetto e ha iniziato a diventare progetto».

Da quell’esperienza matura un approccio chiaro: partire dai processi aziendali, individuare i casi d’uso prioritari, sviluppare Proof of Concept mirati e costruire roadmap progressive di adozione per progettare percorsi di implementazione sostenibili.

È così che nasce il progetto AdoptAI: non una software house, ma una realtà focalizzata sull’adozione strategica dell’AI. L’obiettivo è accompagnare le organizzazioni nel passaggio dall’interesse all’implementazione concreta, riducendo il rischio e validando il valore prima di scalare.

In questa evoluzione, emerge con forza anche la dimensione organizzativa.

«All’inizio l’attenzione era sulle opportunità applicative e sul potenziale di mercato», ammettono. «Con l’evoluzione dei progetti, è emersa la necessità di introdurre logiche di human-in-the-loop, supervisione e validazione degli output, soprattutto quando si lavora su dati proprietari e processi decisionali».

Il tema della governance e della responsabilità non è stato un punto di partenza, ma una dimensione di maturazione del progetto. Implementare AI significa intervenire su processi decisionali, conoscenza aziendale e dinamiche organizzative: senza controllo e consapevolezza, l’innovazione rischia di diventare fragile. Parallelamente, il change management diventa elemento strutturale del modello AdoptAI. L’implementazione tecnologica, da sola, non è sufficiente. Servono competenze, cultura e capacità di accompagnare le persone nel cambiamento.

Guardando al proprio percorso, il consiglio per chi vuole avviare un progetto AI-driven è netto.

«Il primo errore è partire dalla tecnologia», osserva Francesco. «È molto più efficace partire da un’esigenza concreta, mappare i processi e costruire Proof of Concept per validare il valore prima di investimenti strutturali».

Stefano aggiunge:

«L’AI è oggi accessibile dal punto di vista tecnologico, ma creare valore richiede metodo, visione e capacità di guidare il cambiamento organizzativo. È questa combinazione che trasforma un progetto AI-driven in un’iniziativa imprenditoriale solida e duratura».

Dall’aula all’impresa, il passaggio non è stato un salto improvviso, ma un percorso strutturato. L’Executive Master ha fornito framework, linguaggio e metodo, mentre l’esperienza professionale ha dato direzione e concretezza.

Oggi AdoptAI rappresenta la sintesi di questo incontro: AI non come fine, ma come leva di trasformazione consapevole, progressiva e orientata al valore.



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