Sostenibilità e Valore Condiviso. Stefano Venier racconta l’impegno del Gruppo Hera

17 December 2018

Stefano Venier, Amministratore Delegato del Gruppo Hera, è stato il quarto ospite dell’edizione autunnale degli Innovation Talks. Il suo intervento Rigenerazione e Innovazione per un nuovo Valore Condiviso è stato l’occasione per un’approfondita analisi sui temi del riciclo e dell’economia circolare, nonché sul ruolo dell’innovazione, della digitalizzazione e dell’analisi dei dati nello sviluppo della Circular Smart City, un nuovo modello di crescita per le aziende, le città e il territorio.

“Il mio scopo, questa sera, è quello di raccontarvi come alcune sfide di oggi possono essere affrontate e vinte,” esordisce Stefano Venier, portando all’attenzione della Community di BBS esempi tratti dall’operato del Gruppo Hera, una utility multiservizi che gestisce tre elementi fondamentali in termini di sostenibilità: l’acqua, l’energia e la materia sotto forma di rifiuti. “Siamo una famiglia di 9.000 persone che serve 4 milioni di abitanti in 8.847 comuni. Gestendo il ciclo complessivo di questi tre elementi, riusciamo ad avere una visione più ampia del loro valore e occuparci del tema della sostenibilità è un’evoluzione naturale delle nostre attività,” continua Venier.

L’innovazione e la sostenibilità sono infatti gli elementi che trasformeranno maggiormente i sistemi socioeconomici da qui a 15 anni, con una distinzione molto importante tra i due: se l’innovazione è il mezzo, la sostenibilità è il fine. Un obiettivo, quello della sostenibilità, raggiungibile solo tramite la condivisione dei problemi e la creazione di un vantaggio comune, a beneficio di tutti.

In passato, la finanziarizzazione dei sistemi economici ha portato non tanto a creare valore, quanto ad estrarlo a ritmi insostenibili per il pianeta. Intanto, gli impegni presi con gli Accordi di Parigi per combattere il cambiamento climatico stanno completamente fallendo, considerando che abbiamo già utilizzato ¾ delle emissioni consentite in 1/3 del tempo. Inoltre, l’Earth Overshoot Day, ossia il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’arco dell’anno, è passato dal coincidere con il 21 dicembre nel 1971, a marcare il 1° agosto nel 2018. Citando Larry Fink, cofondatore e presidente del colosso finanziario BlackRock, di fronte all’incapacità dei soggetti preposti a disegnare il percorso di sviluppo che tutti i paesi dovrebbero seguire, diventa compito delle imprese calarsi in un ruolo che va al di là della shareholder value creation.

Il tema della consapevolezza sta diventando un patrimonio abbastanza comune sia tra i singoli che tra le aziende, ma tra awareness e action c’è ancora un gap da riempire. Parlare di sostenibilità e valore condiviso significa parlare della missione di un’azienda, del perché della sua stessa esistenza. “Noi di Gruppo Hera viviamo di CSR da più di 10 anni, siamo stati una delle prime aziende ad inserire questa funzione nelle nostre attività. La CSR appartiene però ancora alla logica dell’awareness, ovvero misura ex post gli approcci di mitigazione che l’azienda ha messo in atto per ridurre l’impatto ambientale generato con le sue attività,” spiega Stefano Venier. La CSR deve infatti evolvere e transitare verso il concetto di shared value, quella concezione dell’attività di un’impresa orientata da una parte a creare valore per sé stessa, ma allo stesso tempo anche per la comunità nella quale opera. “Nel momento in cui si innesca questo tipo di percorso, l’esempio diventa un elemento fondamentale. Lead by example non funziona solo per gli individui, ma anche per le imprese,” aggiunge Venier.

Per portare avanti il proprio esempio, il Gruppo Hera ha disegnato una roadmap di 10 obiettivi basati sull’uso intelligente dell’energia, un utilizzo efficiente delle risorse e sull’impegno a innovare e contribuire allo sviluppo sostenibile della comunità. Secondo Stefano Venier, l’ambiente ideale dove cominciare questo tipo di discorso sono sicuramente le città: “avrete di certo sentito parlare mille volte di Smart City. È un termine inflazionato ma anche molto limitato, perché rappresenta soltanto una maggiore complessità tecnologica che, se non prevede dei processi rigenerativi al suo interno, non avrà un futuro diverso da quello delle città tradizionali. Le città hanno bisogno di reinventarsi, diventando oltre a smart, anche rigenerative e resilienti.”

Uno dei principali problemi che le città si trovano ad affrontare è sicuramente lo smaltimento dei rifiuti e, in particolare, la gestione della plastica. Ben il 50% della plastica prodotta vive meno di 12 mesi, mentre il 20% di essa viene disperso nell’ambiente e il 40% finisce nelle discariche. La vita media del trilione di sacchetti prodotti ogni anno, è inferiore ai 30 minuti e la produzione di plastica consuma ben il 14% delle risorse petrolifere del pianeta. Allo stesso tempo però, un recentissimo studio dell’Università di Chicago dimostra che se sostituissimo tutta la plastica con materiali tradizionali, l’impatto ambientale sarebbe addirittura superiore. “La demonizzazione della plastica è un atteggiamento insensato, non possiamo farne a meno. Ciò che possiamo fare è cambiare i nostri comportamenti e il modo in cui la produciamo, per tenerla in uso e riciclarla il più possibile,” racconta ancora Venier. Mentre l’acciaio, il vetro, e il 94% della carta possono essere perfettamente rigenerati, la plastica si degrada e perde le sue proprietà ad ogni ciclo. “L’obiettivo è quello di studiare, attraverso l’innovazione, processi chimici che possano ricostruire i building blocks iniziali e rendere di nuovo utilizzabile il materiale,” spiega ancora l’Amministratore Delegato di Hera.

Oltre alle risorse energetiche e materiali, il Gruppo Hera indirizza buona parte dei suoi sforzi anche al tema dell’acqua, sia in termini di risparmio che di rigenerazione. Per produrre una T-shirt, sono necessari 1.700 litri di acqua, mentre per un paio di jeans addirittura 7.000. Contemporaneamente, ogni secondo nel mondo viene buttato l’equivalente di un camion di tessile. Nell’uso civile invece, che impiega il 30% delle risorse idriche, un abitante del nord Italia consuma mediamente 250 litri al giorno, mentre un abitante di Berlino solo 180. “È chiaro che questi non sono modelli sostenibili,” commenta Venier. “Ed è proprio sul tema dei comportamenti che i data analytics diventano più utili, poiché il consumo si può ridurre del 3-4% semplicemente informando le persone sui margini di spreco, mettendole quindi nelle condizioni di consumare meno. L’innovazione è l’elemento determinante che ci aiuta a dare soluzioni concrete ai temi ancora aperti.”

La tecnologia offre più di un semplice supporto alle tradizionali attività del Gruppo Hera, proponendo invece soluzioni innovative con un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini. Oltre al tema della customer experience, gestibile in modo mirato e integrato con gli strumenti digitali, le nuove tecnologie sono inoltre in grado, ad esempio, di segnalare fughe di gas oppure ottimizzare il rendimento di un termovalorizzatore, consentendo così al Gruppo e alla comunità un risparmio annuo di energia e risorse pari al 5-10%.

“Si tratta di una rivoluzione che porta benefici a tutti, ma c’è una sfida nella sfida, ed è culturale. Per citare Peter Drucker, la cultura si mangia la strategia a colazione. Possiamo mettere in campo la migliore strategia del mondo, ma non avrà nessuna efficacia se verrà calata all’interno di un contesto impreparato a coglierne le opportunità,” conclude Stefano Venier. “Io però resto profondamente ottimista. Perché se non possiamo permetterci di pensare ad un futuro migliore e tentare di capire come realizzarlo, è inutile parlare di sostenibilità, innovazione o valore condiviso. Il cambiamento parte da noi.”




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