My Story Our Story: Pierluigi Zampieri, Innovation Manager di Ducati

21 August 2018

Pierluigi Zampieri, Innovation Manager presso Ducati Motor Holding e alumnus dell’Executive Master in Technology and Innovation Management di BBS, ha all’attivo 15 anni nella progettazione e sviluppo di veicoli di produzione e da competizione in ambienti internazionali.

“Sono più interessato ai prossimi 5 anni rispetto ai passati 5,” dice di sé. “Ad oggi ho acquisito una discreta competenza ed esperienza, che uso per guardare al futuro con la convinzione di saper affrontare nel modo corretto le sfide che ci attendono.” Il futuro, infatti, è il suo mestiere.

 

Parlaci un po’ di te: da dove vieni, che tipo di persona sei e quale percorso professionale hai intrapreso fin da giovanissimo.

“Mi piace definirmi una persona che comincia ad avere un po’ di esperienza, con alle spalle una carriera nella quale ha avuto la fortuna di vedere moltissime situazioni diverse, ma che è soprattutto interessata alle sfide che ci troveremo a vivere nell’immediato futuro.

Ho studiato Ingegneria meccanica a Udine ma in realtà la mia passione per i motori arriva da molto più lontano. Già da bambino, mentre giocavo con le macchinine, avevo deciso che i motori, le macchine, e tutto ciò che si muove e fa rumore sarebbe diventato il mio mestiere. Da grande ho avuto qualche tentennamento, ma è durato poco. Subito dopo la laurea ho inviato il mio CV alle aziende del settore più importanti ed interessanti del paese. La prima a rispondere è stata proprio Ducati, dove ho cominciato la mia avventura lavorativa nel 2002 occupandomi sin da subito di diverse attività sperimentali legate allo sviluppo di moto di produzione, per poi passare quasi 6 anni nel Reparto Corse. Nel 2009 mi sono spostato in un’altra azienda, facente parte del Gruppo BMW, dove ho ricoperto per 4 anni ruoli di responsabilità nello sviluppo di moto offroad, per poi tornare in Ducati nel 2013 perché si apriva la posizione di Innovation Manager, che ricopro tutt’ora.”

 

Come sei venuto in contatto con BBS e in che modo sei arrivato a scegliere di partecipare all’EMTIM?

“Il mio rientro in azienda è avvenuto in concomitanza con l’inizio di un’altra avventura professionale, ma soprattutto personale, ovvero la partecipazione all’Executive Master in Technology and Innovation Management di BBS. La nostra azienda ha sempre avuto un’ottima relazione con BBS e l’Università di Bologna e diversi miei colleghi si sono formati a Villa Guastavillani. L’EMTIM era stato progettato proprio per chi si occupava della gestione dell’innovazione in azienda e avendo appena assunto il ruolo di Innovation Manager, ho subito sfruttato l’opportunità.

Tornare sui banchi è stato bellissimo, emozionante. Una di quelle cose che ci si ricorda per diverso tempo. È stato però anche un anno molto intenso e impegnativo. Avendo due bimbi, iniziavo a studiare quando loro andavano a dormire e quindi ricordo qualche nottata in bianco a fare gli esercizi e a prepararmi per le prove.”

 

Cosa ricordi con maggior piacere del tuo periodo in BBS? Frequentare l’EMTIM ha fatto la differenza nel tuo lavoro di tutti i giorni?

“La differenza l’ha fatta, eccome. Con il corso del Prof. Silvi ho imparato, ad esempio, a capire un bilancio e per un ingegnere meccanico è un bel passo avanti.

Più che il singolo insegnamento, però, è stato importante il percorso nel suo insieme. Ho compreso fino in fondo come funzionano i diversi reparti di un’azienda, qual è l’utilità di ciascuno di essi, le loro funzioni e la responsabilità di ognuna di queste entità. E questo ovviamente ti fa avere una visione ed un approccio molto più completi al tuo lavoro. Proseguendo gli studi mi piacerebbe continuare con un MBA, per affrontare ancora più nel dettaglio i temi già approcciati durante l’EMTIM.”

 

Da un Innovation Manager ci si aspetta che sia costantemente alle prese con la tecnologia e progetti innovativi da implementare in azienda. Ma, nel quotidiano, in cosa consiste il tuo lavoro?

“Il job title è senza dubbio estremamente affascinante, anche se l’attività di tutti i giorni è composta da numerosi progetti e compiti paralleli, alcuni più ed altri meno legati all’innovazione. Nel concreto, seguo programmi di open innovation, i rapporti con l’Università, progetti di ricerca e varie collaborazioni interessanti con enti terzi, con lo scopo di trovare e portare avanti dei progetti nati all’esterno dell’azienda che possano però creare valore per Ducati. Parallelamente, mi occupo di questioni un po’ più burocratiche, come la gestione della proprietà intellettuale e dei brevetti all’interno dell’azienda. Inoltre, spesso mi trovo a gestire attività trasversali in collaborazione con altri enti aziendali: il campo dell’innovazione è incredibilmente dinamico e tocca tutta l’azienda e i suoi vari segmenti. Di riflesso, anche il mio ruolo è estremamente multiforme.

Ci sono diverse occasioni in cui porto avanti attività e progetti in autonomia, disponendo di risorse interne o esterne all’azienda, per arrivare infine a presentare dei prototipi che vengono poi valutati dai colleghi. Proprio oggi, ad esempio, andiamo a provare una HMI (Human Machine Interface) modificata di una moto che abbiamo studiato e prototipato. Inoltre sono anche il tutor aziendale di un gruppo di studenti dell’Università di Bologna che sta progettando una moto elettrica per una competizione molto affascinante, la Motostudent.

Altre attività sono poi votate al miglioramento del processo di sviluppo prodotto. Ad esempio, ho dedicando parte del mio tempo a dei progetti sperimentali per rendere misurabili tutta una serie di grandezze che non erano misurabili prima.

L’azienda fa poi parte del Gruppo VW e siamo ormai abituati a fare un piano quinquennale in cui dobbiamo definire il conto economico dell’azienda per i prossimi 5 anni con un livello di dettaglio abbastanza elevato, al quale si va ad aggiungere una visione a 10 anni sulla strategia di prodotto. Durante la stesura di questo piano io mi occupo proprio di elaborare (assieme ad alcuni colleghi) i business case di possibili o potenziali attività differenti da quelle core dell’azienda. Viene poi normalmente svolta un’analisi per capire quali sono le migliori proposte da portare avanti studiando proprio i business case del singolo progetto. In questo, l’esperienza acquisita durante l’EMTIM per la creazione dei business case, è stata fondamentale.”

 

Oggigiorno si sente parlare talmente spesso di innovazione che il termine sembra aver perso di contenuto. Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano lavorando in questo settore?

“L’innovazione è ormai un tema onnipresente ed estremamente inflazionato. Ogni giorno mi arrivano almeno un paio di offerte di aziende e consulenti che si propongono di portare l’innovazione nei processi aziendali, ma sono pochi i progetti che davvero riescono a generare valore aggiunto per l’azienda ed i suoi clienti. Oggi parlare di innovation va di moda e sono moltissimi coloro che si propongono come esperti nel settore: la difficoltà maggiore sta però nello scremare da tutto ciò che è chiacchiera le ‘pepite’ che possono portare ad un’innovazione concreta.  Per poter fare ciò è necessaria una grande preparazione, molta esperienza, ma anche un’approfondita conoscenza dell’azienda nella quale si opera. Ciò che può funzionare per altri non necessariamente funziona per noi, e viceversa.

In sostanza, bisogna saper scovare i progetti che possono dare valore aggiunto alla tua azienda ma che siano anche fattibili, perché è estremamente difficile arrivare fino in fondo. Noi in Ducati produciamo moto che devono essere innanzitutto sicure, affidabili ed omologabili in tutto il mondo. Quindi, per individuare le innovazioni realmente interessanti bisogna prima di tutto sapersi calare nella realtà industriale nella quale si lavora. Tutte le aziende hanno una serie di vincoli e limiti, e ciò comporta che solo un ristretto numero di idee ha le qualità necessarie per trasformarsi in prodotto finito. Identificarle nella massa di proposte non è affatto semplice.

Per portare un esempio pratico, Ducati sta sviluppando un nuovo modello in cui verranno implementate diverse funzionalità grazie all’utilizzo di sensori radar, sia anteriore che posteriore. Un’innovazione importante in termini di sicurezza, perché terrà sotto controllo gli altri veicoli dialogando con il cruise control e avvisando il conducente ogni volta che ci sarà rischio d’impatto. Questo progetto, che nasce da una mia ricerca del 2015 sviluppata poi con il Politecnico di Milano nel 2016, vedrà la luce come prodotto finito nel 2020. Come si può intuire, il percorso che porta un’idea, per quanto brillante, alla sua realizzazione, è lungo e spesso tortuoso.”

 

Cosa consiglieresti alla nuova generazione di studenti dell’EMTIM?

“Il consiglio che darei ad un futuro studente è di vivere tutto il periodo molto intensamente. L’EMTIM è un’esperienza eccezionale, da prendere con il giusto entusiasmo e la gran voglia di imparare che torna subito quando ci si siede nuovamente tra i banchi. Non si tratta solamente di un investimento nelle competenze necessarie in ambito lavorativo, ma di un percorso di crescita personale e culturale, un bagaglio di strumenti da portarsi dietro per tutta la vita.”




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