My Story, Our Story: Marco Mazzanti

15 February 2016

Gli Alumni di BBS si raccontano: il prima, il dopo e i ricordi della vita da studente, per una storia di sé e della propria esperienza professionale, per una storia della nostra Community. Protagonista del XVI episodio è Marco Mazzanti, Direttore tecnico PBM Group.


La soundtrack scelta da Marco è: My Way nella interpretazione di Elvis Presley.

Ouverture
Marco è disciplina e organizzazione, ma anche emotività. E’ battitore libero, individualista, ma senza sua moglie e i suoi figli a fargli quadrato attorno la vita sarebbe molto più complessa. Intuizione e realizzazione con un accettabile margine di rischio. Ecco la filosofia di Marco, che delle dualità e degli opposti ha fatto una caratteristica esistenziale.

Il gruppo su Linkedin
Curioso per uno abituato a organizzarsi il proprio tempo in totale autonomia entusiasmarsi per i progetti di rete. Marco ha creato reti d’imprese ma forse il suo capolavoro è proprio il gruppo su Linkedin dedicato agli Alumni BBS.
1801 membri che partecipano attivamente alle discussioni più svariate. “Perché un MBA oggi? “
“Non è solo uno strumento di comunicazione ma anche un’idea di business, uno spazio di incontro e discussione che favorisca anche il placement delle professionalità. Un unico punto dove convergano scuola e manager formatisi al suo interno per favorire il dialogo con le aziende”. I did it my way. E’ il valore implicito appreso in BBS. Bisogna sapersi inventare all’occorrenza idee imprenditoriali, dare vita alla creatività per risolvere problemi, trarre spunti dalle circostanze per dare nuova forma alle cose.

The Story So Far
Voleva essere ingegnere civile, ma gli viene suggerito di intraprendere il campo elettronico per ragioni di opportunità lavorative. “Nel 1995, quando mi sono laureato, fioccavano le offerte per gli ingegneri elettronici. Nel giro di vent’anni le cose sono mutate radicalmente. Le tecnologie evolvono con continuità, causando trasformazioni e crisi aziendali.” Marco, affascinato dalla leadership, tenta un’interpretazione del contesto italiano per spiegare la sua idea di cambiamento. “Negli anni ’60 e ’70 la figura dell’imprenditore era quello di un solo uomo al comando di tutto, il classico self-made man che non aveva bisogno di mediare.” Ora queste figure, che ancora resistono in alcune aziende a conduzione familiare, sono secondo Marco obsolete. Le strutture sono cambiate, ha prevalso la complessità. Le organizzazioni sono composite e c’è bisogno di lasciare campo libero alle competenze specializzate. In sostanza delegare con fiducia alle figure tecniche.

Il progetto delle stampanti
Questo è ciò che reclama Marco: spazio libero per il talento, senza invadenze, senza compromessi. Marco è uno che devi accettare per il valore aggiunto della creatività e dell’intraprendenza. La sfera emotiva complessa fa parte del pacchetto completo. Prendere o lasciare. “Dopo una prima esperienza come progettista, entro in una grande azienda nell’ambito dell’electronic manufacturing e mi viene subito affidato il progetto di una stampante a colori per carte plastiche. Poi di una stampante per badge e tessere con microchip.” L’azienda decide di tentare la competizione sul mercato statunitense. “Mi propongono il trasferimento negli States, ma non accetto. Mi stavo sposando, stavo per comprare casa, il trasferimento era improponibile. Mi chiedono allora di formare degli ingegneri per proseguire il progetto produttivo negli stabilimenti nordamericani. Ma anche in questo caso rifiuto”. Si tratta di spiegare ad altri un prodotto al quale Marco ha lavorato per lungo tempo quotidianamente, fino alle 10 di sera. Ha progettato l’hardware, il software, il firmware. Alla fine l’azienda decide di lasciargli piena libertà di scelta e nasce un team tecnico guidato da Marco.

Perché BBS
“Capire le scelte degli imprenditori, il loro modo di ragionare, avere le competenze per poter discutere alla pari con loro”. Ciò che attrae da sempre Marco è l’evoluzione delle competenze. Crearne di nuove e rafforzare quelle che già possiede. “Era quasi Natale e un amico mi parla dell’EMBA in BBS. Era già tardi per l’iscrizione quindi mi sono preso un anno per decidere”. Ciò che Marco ricorda di più è il sacrificio e la fatica: “Quando ho iniziato ero già padre di due maschietti. Andavo in mensa aziendale con un panino e i libri di marketing. La sera mi barricavo in cucina dalle nove fino a mezzanotte per studiare”. Era quello che gli ripetevano i tutor: l’EMBA è una scuola di management che offre sicurezza, rafforza il carattere. Per dirla con le parole di un docente “E’ un motore che si avvia, una esperienza che ti fa sentire la camicia che indossi troppo stretta”. Insomma, l’acquisizione, oltre che delle competenze di conduzione di un azienda, di una velocità e di un ritmo, fra studio e lavoro, che se riesci a mantenerli ti portano molto lontano.

Un consiglio a uno studente
“Partecipare, fare domande, continuamente, senza reticenze. Vivere l’EMBA al massimo, portare a casa tutto il suo valore fino a modificare il proprio DNA”. Marco ha capito che non può esistere conoscenza senza curiosità e usa una metafora, quella del cantiere in costruzione. “Non bisogna fermarsi, bisogna tenere un ritmo costante. Non bisogna abbandonare il cantiere, lasciarlo deserto. Si deve animarlo con l’emotività, coordinarlo con l’empatia, svilupparlo con la comunicazione. Bisogna dare massima importanza alle relazioni”. Marco ricorda come momento fondativo il project work “dove fra amici emergono valori come leadership, collaborazione, organizzazione”. L’entusiasmo, dopo anni dall’esperienza in BBS, continua a essere vivo. “Mi sono dato cinque anni di tempo per sviluppare due progetti di business, nati grazie alla metodologia appresa all’EMBA”. Lavoro e studio, concretezza e sogno, elementi da portare avanti contemporaneamente. Il ritmo appreso da Marco continua a pulsare nel modo giusto.

 


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