My Story, Our Story: Giulia Allegranza

26 January 2016

Gli Alumni di BBS si raccontano: il prima, il dopo e i ricordi della vita da studente, per una storia di sé e della propria esperienza professionale, per una storia della nostra Community. Protagonista del XV episodio è Giulia Allegranza, Deputy General Manager presso MDM GROUP, EMBA XII.

La soundtrack scelta da Giulia: Ain’t No Mountain High Enough di Marvin Gaye.

Ouverture
Colmare le lacune, trovare un trait d’union per mettere insieme le conoscenze e ordinarle. Giulia è una persona attiva, concreta, che sa mantenere sacro il recinto della vita privata. “Non sono dipendente dal lavoro. Mantenere le situazioni distinte permette di dare il massimo in ogni circostanza”. Giulia è ingegnere elettrotecnico. E sa che l’ingegnere, se lo conosci, va arginato. Arginato dalla deriva delle passioni tecnologiche, dal lavoro portato sempre appresso. Giulia, metodica, ha trovato il segreto dell’equilibrio nella negoziazione. Sempre, ovunque.

The story so far
Il liceo classico nell’istituto privato più esclusivo di Bologna ha in realtà dato la misura a Giulia per capire cosa è veramente necessario. “Sono una persona spartana. Il lusso è qualcosa che ci si può concedere ogni tanto, ma più per la soddisfazione di piccole vanità femminili, non certo per il raggiungimento di uno status”. Giulia si definisce acqua, sole e sale. Il suo amore per il mare, che si ritrova nelle poche foto pubblicate sui social, trasmette l’idea di un carattere formato sull’essenziale. La laurea in un campo tutto al maschile, il master al politecnico di Milano e il lavoro nei cantieri, casco in testa, a coordinare i lavori con gli operai. “Essere donna ha in queste circostanze un vantaggio: vieni guardata con curiosità, e questa suscita maggiore attenzione quando parli”. Giulia sa cogliere dalle difficoltà i lati positivi e li trasforma in opportunità.

Before I die I want to survive: EMBA
Come si chiede una cosa al proprio capo? Giulia , decisa come al solito, dice “dobbiamo parlare” (silenzio in sala). “Voglio fare un EMBA”. Il capo la fissa negli occhi e la spiazza “Lo voglio fare anch’io”. Cambio di scena. Una giornata di sole a Villa Guastavillani, Bologna, un gruppo di studenti e una lavagna. “Before I die…” e punti di sospensione. Agli alunni del Master BBS tocca completare la frase. Le risposte variano dal desiderio irrealizzabile alla considerazione filosofica. Giulia scrive “I want to survive my EMBA”. Il qui e ora, la concretezza del solido ingegnere Giulia. “La settimana internazionale, il punto del percorso di studi in BBS dove ti mescoli con gli studi provenienti da tutto il mondo, è stato uno spartiacque. Dopo mesi impegnativi, intensivi, ti ritrovi con nuovi quesiti formulati in una lingua straniera, nuovi modi di affrontare i problemi. Un contesto nel quale sei lontano dalla tua zona di comfort”. Una definizione ricorrente nel discorso di Giulia, un discorso fatto di contrapposizioni. Lavoro-vita personale, pubblico-riservato, paura-zona di comfort. “Ogni mattina devi guardarti allo specchio, caricarti sulle spalle il tuo zaino di paure e affrontare la giornata”. Perché secondo Giulia la paura non solo è naturale, ma è addirittura una qualità. Serve a delimitare confini fra ciò che è lecito e ciò che è meglio evitare. Un’emozione naturale che ti mette in allarme per aiutarti. Un avvertimento da riconoscere e ascoltare per migliorarsi.

Perché BBS
“C’è chi è alla ricerca di un upgrade nella propria professione, chi desidera cambiare radicalmente percorso. A me serviva uno strumento che consentisse di fornire una sintesi, di avere un quadro nel quale prendere una decisione.” Torniamo nella stanza del capo di Giulia, dove seduti l’uno davanti all’altro entrambi decidono di fare l’EMBA. Ecco emergere la negoziatrice “La mia proposta è stata di farmi pagare l’EMBA dall’azienda. Rinunciavo come contropartita a tutti gli emolumenti fuori stipendio di quell’anno”. Giulia sa fare bene i conti. “Bisogna saper lavorare coi numeri, ma altra cosa è utilizzarli per creare efficienza”. Nella sua scelta ha contato molto il business network di BBS, il numero di aziende coinvolte che compongono una rete importante di esperienze e contatti. Il percorso di là dal rapporto amichevole che si instaura anche con i docenti, racconta Giulia, è duro. Presumi di possedere qualità assolute, frutto di anni di esperienza professionale. “Ma in aula ti rimetti in discussione, gli altri ti fanno da specchio e devi accettare il loro feedback. Il confronto con gli altri è già il passo successivo”.

Un consiglio a uno studente
“Tu sei ciò che pensi di essere. Vivi le paure nel modo più consapevole”. E poi ancora riguardo l’esperienza in BBS “Se sei in aula partecipa. Se devi andare a letto tardi perché devi studiare, fallo. Chiedi se non capisci, senza timidezza o inibizioni. Lo studio non finisce qua ma sul lavoro, dove finalmente applicherai ciò che hai appreso.” A costo di rischiare, motivato dalla curiosità di vedere il risultato. Una libertà che dovrà essere concessa dall’azienda, certamente, ma che deve partire da una matura assunzione di responsabilità e una buona dose di coraggio. Giulia spiega la trasformazione dopo il Master in BBS “Dopo l’EMBA dovrai confrontarti con la reale capacità dell’azienda di riassorbire la tua professionalità ampliata nelle conoscenze. Può darsi che l’azienda sia pronta, può darsi che la tua nuova identità venga messa in discussione.” Perché l’esperienza in BBS, spiega Giulia, è un processo di cambiamento biunivoco. Si rischia di non parlare più lo stesso linguaggio. Si rischia di apportare tante novità che possono spaventare. Quello è il momento della krisis, della separazione, in senso etimologico. Del frumento dalla paglia e dalla pula. E quindi se devi cambiare percorso cambialo. D’altronde, come canta Marvin Gaye, non esiste montagna alta abbastanza alta per i propri obiettivi. Nel lavoro, nella vita e, come sottolinea Giulia, anche negli affetti.

 


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