My Story, Our Story: Anna Maria Artoni

14 July 2015

Gli Alumni di BBS si raccontano: il prima, il dopo e i ricordi della vita da studente, per una storia di sé e della propria esperienza professionale, per una storia della nostra Community.
Protagonista del sesto episodio è Anna Maria Artoni, Amministratore delegato Artoni Trasporti S.p.A., Executive MBA I, classe 1997-1999.

La colonna sonora scelta da Anna Maria è Clair de Lune di Debussy.

Ouverture
“Ricordo quando da ragazzina portavo il cane sull’argine, nella nebbia. Erano momenti di grande libertà”. Anna Maria prova a portarli tutti con sé, i ricordi, e sono davvero tanti. Li evoca a coppie, sempre, come se solo due gambe potessero reggere il passo della memoria. All’inizio racconta i fatti, poi come si sentiva in quella situazione. A pensarci bene, però, anche il percorso narrato non è mai uno solo, ma sempre doppio.

The story so far
“La mia vita professionale è fatta di due strade parallele: una aziendale, nell’impresa di famiglia nel settore trasporti in cui ho cominciato a lavorare giovanissima, poi quella della rappresentanza, dopo l’iscrizione al gruppo giovani Imprenditori di Confindustria”.

Mentre la mamma lavora, la piccola Anna Maria gioca coi tasti neri di una vecchia Olivetti. Poi legge, scrive, impara a far di conto e può dedicarsi alle prime distinte per la banca. Com’è crescere in azienda?

“Non facile, spesso ti manca il confronto. Se sei figlia di papà, che pare un vantaggio perché sai già dove devi andare, nessuno ti mette in discussione. All’inizio pensavo che le cose mi venissero regalate. Era inaccettabile.“

Anche in conseguenza di questo, Anna Maria comincia a impegnarsi col Gruppo Giovani Imprenditori di Reggio Emilia, di cui diventerà presidente nazionale dal 2002 al 2005. “Avevo paura di diventare miope. Volevo essere in un ambiente tra pari, in cui dimostrare quello che valevo e quello che ero, coi miei pregi e i miei difetti.”

Perché BBS
Lavorare in azienda e partecipare al Gruppo Giovani Imprenditori locale, a trent’anni, non basta. “Volevo un approccio diverso. Mi sono iscritta al Master in Business Administration di BBS l’ultimo giorno possibile. Ricominciare a studiare e concentrarsi è stato difficilissimo, ma per me è stata un’esperienza bellissima.”

Periodi ipotetici
Secondo Anna Maria, il bello di quello che fa è essere al servizio degli altri, anche in azienda, perché “il trasporto oggi è una commodity”.

Vede la vita di tutti i giorni attraverso una convergenza. Da una parte il day-by-day, le riunioni, incontrare le persone. Dall’altra la necessità di capire cosa si può o si potrebbe fare, pensando allo scenario invece che alla singola impresa.

“Cosa si può fare, cosa si potrebbe fare se l’Italia fosse un paese diverso? Un piano aziendale oggi è su tre anni, non si ragiona mai in termini prospettici. Il bello della rappresentanza, della mia esperienza, è la speranza di fare, di incidere in qualcosa, di fare politica”.

Agenda setting
“Il triennio di Presidenza Nazionale del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria è stato entusiasmante”. Tra il 2002 e il 2005, Anna Maria ha parecchi ricordi. Vede in quegli anni molti dei suoi momenti di crisi e di sfida più interessanti.

Il testa a testa della campagna elettorale, vinta al secondo turno per sei voti, l’invenzione di un modello organizzativo personale per la rappresentanza, portare nell’agenda politica confindustriale temi a forte vocazione sociale. Se l’immigrazione veniva affrontata con la proposta delle impronte digitali, i Giovani imprenditori cominciavano a parlarne nei termini di attrazione dei talenti. Quando il conflitto sull’articolo 18 e il contratto nazionale infiamma, cominciano le prime proposte di eventi a tema “Partecipazione dei risultati d’impresa” con un logo collegato a Confindustria.

“Era il classico ruolo in cui non hai potere gestendo soldi, ma attraverso le parole e le idee. È una sensazione bellissima perché ti sembra di poter cambiare il mondo. Forse ce l’abbiamo tutti a quell’età, tra i 25 e i 30 anni”.

(Ndr)
Ci sono i due cammini paralleli, come argini. Poi un gusto per l’indefinito, come l’amore per l’impressionismo pittorico e musicale, con Debussy.
Chi cresce in terre nebbiose, come il reggiano, ha da subito un esercizio d’immaginazione a tenergli compagnia. Esplorando la coltre d’aria umida davanti a sé, si cerca d’oltrepassare con la mente tutti gli impedimenti dello sguardo.

Il continuo formulare ipotesi di cui parla Anna Maria può essere l’evoluzione di questo? Come una tensione al vedere oltre che si raffina, che diventa imperativo morale, che si trasforma in una pratica d’immaginazione politica.

Un consiglio a uno studente
“Mi rimprovero soprattutto una cosa: se tornassi indietro, cercherei di stare per più tempo all’estero.”


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