Il gap tra intenzione imprenditoriale e azione. L’influenza del contesto sociale

29 October 2018

Le startup create da studenti universitari o neolaureati sono un fenomeno in rapida ascesa anche in Italia e, seppure in ritardo rispetto ad altri paesi, sono oggetto di una crescente attenzione da parte di aziende, istituzioni e investitori. L’imprenditoria sta infatti diventando uno sbocco sempre più interessante per i giovani: non più solo una possibilità di impiego nel complesso mondo del lavoro odierno, ma una precisa scelta professionale e di vita. In che modo però le intenzioni imprenditoriali riescono a tradursi in un’effettiva azione? Quali sono i fattori che, più di altri, possono essere determinanti per tramutare una volontà imprenditoriale in un’azienda operativa?

La formazione di un’intenzione imprenditoriale è una condizione necessaria, ma non di per sé sufficiente, per avviare un’impresa. Sono molte, infatti, le persone che possiedono un’inclinazione imprenditoriale, ma solo una piccola minoranza la trasforma in azione. Fondare una startup e, soprattutto, farle raggiungere il successo, richiede uno sforzo che va al di là del proprio intimo desiderio di diventare imprenditore e necessita di capacità e tenacia per fondere un team, un prodotto e un mercato, in un unico organismo aziendale.

Quali sono pertanto le determinanti che influiscono sulla scelta di una persona di mettersi in gioco attraverso la costituzione di una nuova attività economica? Tra i fattori che possono agevolare oppure ostacolare la nascita di un’iniziativa imprenditoriale, troviamo senza dubbio il contesto sociale nel quale gli aspiranti imprenditori si trovano a maturare la propria intenzione. Uno studio* condotto su oltre 20.000 studenti italiani da Riccardo Fini, Associate Dean for Entrepreneurship and Innovation di BBS e ideatore dello StartUp Ecosystem Day, assieme ad Azzurra Meoli Maurizio Sobrero (Dipartimento di Scienze Aziendali, Università di Bologna) e Johan Wiklund (Whitman School of Management, Syracuse University), ha analizzato l’evoluzione dell’intenzione imprenditoriale di studenti senior sul punto di entrare per la prima volta nel mercato del lavoro, dunque “costretti” a fare una scelta di carriera senza avere la possibilità di procrastinare l’azione imprenditoriale. La ricerca si basa su tre ipotesi di partenza che indagano la modalità e la misura in cui la famiglia, i mentori, gli amici e i coetanei moderano positivamente la relazione tra intenzioni e azioni, fornendo informazioni e risorse che aiutano gli aspiranti imprenditori a superare dubbi e incertezze.

Abbiamo discusso le ipotesi proposte dalla ricerca con alcuni giovani imprenditori, intervenuti alla terza edizione dello StartUp Ecosystem Day, per condividere le loro personali esperienze e motivazioni ad intraprendere un percorso professionale indipendente.

 

Ipotesi 1: L’inclinazione dell’intenzione imprenditoriale a tramutarsi in azione è maggiore negli individui con genitori imprenditori.

La ricerca ha evidenziato che tra gli studenti universitari con le più alte intenzioni imprenditoriali, quelli con i genitori lavoratori autonomi avevano il doppio delle probabilità di agire e iniziare una nuova attività. L’esempio professionale dei genitori ha infatti un impatto importante sulle future scelte educative e lavorative dei figli, poiché sviluppano fin da giovanissimi una profonda comprensione delle abilità, dei valori, degli atteggiamenti e delle emozioni, che sono legati al processo di creazione di una nuova impresa e che possono essere rilevanti per trasformare le intenzioni in azioni. I genitori autonomi sono inoltre in grado di fornire capitale sociale, reti personali e supporto emotivo, elementi fondamentali per superare i dubbi e le paure che caratterizzano le fasi iniziali del nuovo processo di creazione di impresa.

“Il mio punto di riferimento personale è sempre stato mio padre, imprenditore,” racconta Stefano Tulli, Co-fondatore di Winedering, la prima piattaforma online internazionale ad occuparsi esclusivamente di cantine e wine tours. “In lui vedo sempre il mio punto di riferimento dal punto di vista professionale, anche se ho aperto un’attività che non è minimamente legata a quella costruita da lui. Non siamo la seconda o terza generazione; lui ha creato la sua azienda, io sto cercando di costruire la mia prendendo spunto da lui.”

Simile a quella di Stefano è l’esperienza di Marco Baglioni, Managing Director di Aqrate, piattaforma web pensata per supportare le aziende che devono tradurre elevati volumi di documentazione. “Ho preso piena consapevolezza del fatto che avrei voluto avviare una mia impresa nel momento in cui ho capito che l’azienda per la quale lavoravo non mi avrebbe ascoltato. Essere imprenditore è come essere al volante di un’auto, mentre prima ero un passeggero. In famiglia, ho avuto l’esempio di mia madre e di mio zio, entrambi imprenditori, che mi hanno capito e supportato più di altri.”

Non sono solo i genitori, ma la storia familiare in senso lato, ad avere una forte influenza sulle scelte professionali dei singoli. Amanda Whitmore, CEO di Bio Bloom Cosmetics, ha fondato la sua startup con la volontà di salvaguardare la salute delle persone offrendo prodotti di bellezza naturali e biologici, ma l’ispirazione per il suo percorso imprenditoriale arriva da molto più lontano: “La mia famiglia ha lavorato nell’agricoltura fino alla generazione dei miei genitori. Abbiamo seminato nelle nostre anime l’amore per la creazione di qualcosa di nuovo, ricominciando da zero in un nuovo paese. Quando la mia famiglia è emigrata negli Stati Uniti, lo ha fatto per trovare un’opportunità per una vita migliore e per creare il proprio futuro. Ho sempre amato l’Italia e spero che essere tornata in questo paese, così come i miei sforzi per creare un’azienda, modellino l’eredità lasciatami dai miei antenati.”

 

Ipotesi 2: L’inclinazione dell’intenzione imprenditoriale a tramutarsi in azione è maggiore quando gli individui sono esposti a mentori imprenditoriali. 

Gli individui sono fortemente influenzati dalle opinioni e dai comportamenti di coloro che fanno parte del loro stesso contesto sociale. Questo vale anche per le scelte professionali e, in particolare, per la scelta di intraprendere attività autonome. In questo, i mentori possono essere una fonte d’ispirazione particolarmente rilevante ma non necessariamente determinante. La ricerca infatti evidenzia l’importanza della vicinanza a figure imprenditoriali che possano servire da esempio, ma non sussiste una significativa correlazione tra la presenza di un mentore e la trasformazione dell’intenzione imprenditoriale in azione.

Durante l’intervista ai partecipanti allo StartUp Ecosystem Day 2018, è emerso con prepotenza il fattore familiare anche nella discussione sul ruolo e l’influenza dei mentori nelle scelte imprenditoriali. “Nella mia famiglia non vi sono imprenditori se non mio zio, nonché ora mio socio,” spiega Lucio Spaggiari, Fondatore di Italian Grace, un marketplace che semplifica la gestione della presenza online di produttori e boutique italiani, nato con lo scopo di offrire agli artigiani del Made in Italy gli strumenti per affacciarsi al mercato globale e affrontarne le sfide. “Se devo indicare un mentore, è stato sicuramente lui, sia in termini di stimoli che di esperienza. Mio zio mi ha aiutato ad avere coraggio e a valutare gli errori come fonte di opportunità.”

I mentori, nella vita, possono assumere svariate forme e non necessariamente si tratta di persone con le quali si ha un rapporto personale. Maria Maddalena Falaschi, Co-fondatrice di Origami, brand di abbigliamento per neonati da 0 a 24 mesi realizzato in fibra di latte e cotone organico, racconta: “Oltre a mio nonno e mia madre, non ho mai individuato un vero e proprio mentore imprenditoriale, anche se sicuramente ci sono state alcune figure che mi hanno ispirata e che continuano a farlo tutt’ora. Una di queste è Brunello Cucinelli, esempio vivente di come i grandi valori umani possono diventare fattore decisivo per la realizzazione di un’impresa di successo. Questa scoperta è per me stata fondamentale perché mi ha permesso di mettere in gioco tutti gli aspetti della mia persona nell’ambito lavorativo, senza doverli ridurre al mero tornaconto economico. Con questo non voglio dire che l’aspetto economico non sia importante, ma credo che mettere in campo l’aspetto umano alla fine ripaghi di più, sia in termini qualitativi che quantitativi, come è successo a noi con il progetto Preemie.”

In altri casi invece, i mentori incontrati durante il proprio percorso formativo possono dare una direzione decisiva alle nostre scelte, come testimonia l’esperienza di Amanda: “Katy Crosby, CEO di Goodwill Industries, mi ha incoraggiata a studiare finanza e ad ottenere il mio master in un settore manageriale, piuttosto che specializzarmi in organizzazioni non profit. Come dice lei infatti, senza margini non c’è missione. Mi ha mostrato cosa serve a una donna per avere successo come leader e incoraggiato a non smettere mai di imparare.”

 

Ipotesi 3: L’inclinazione dell’intenzione imprenditoriale a tramutarsi in azione è maggiore quando gli individui hanno amici e coetanei imprenditori. 

La ricerca mostra che i coetanei svolgono un ruolo importante nel plasmare le attitudini individuali all’imprenditorialità. L’appartenenza a un gruppo sociale che valorizza positivamente l’intenzione imprenditoriale influisce sull’ingresso nel mondo imprenditoriale, anche se i benefici economici sono spesso inferiori alle opportunità di lavoro alternative. Non raramente, le startup nascono proprio dall’idea e dalla spinta reciproca di un gruppo di amici o colleghi universitari.

“Sono sempre stato una persona attiva, che voleva creare qualcosa di utile per la comunità,” racconta Matteo Manservisi, Co-fondatore di AffittoGiardino, portale per la condivisione di spazi verdi. “Già a 18 anni ho preso parte alla gestione di un’associazione che si occupava di rivalutare gli spazi pubblici comunali organizzando eventi per i giovani. Dal momento in cui mi sono trasferito a Bologna per l’Università, ho iniziato a voler fare sempre di più, fino ad arrivare alla decisione di prendere parte alla creazione e sviluppo di AffittoGiardino dopo che i miei amici Andrea Filippini e Daniele Parazza mi proposero di avviare il progetto.”

Il contesto sociale svolge inoltre un ruolo fondamentale anche per la validazione delle idee imprenditoriali. “Come progetto di tesi avevo realizzato una collezione di abbigliamento per neonati in fibra di latte che aveva ricevuto molti apprezzamenti sia all’interno dell’ambito universitario che fuori,” spiega Maria Maddalena. “Questo inaspettato successo ha spinto amici e parenti a spronarmi per lanciarmi in questa avventura.”

 

 

Indipendentemente dai risultati della ricerca e dai fattori che effettivamente contribuiscono a portare gli aspiranti imprenditori all’azione, i giovani imprenditori intervenuti allo StartUp Ecosystem Day si trovano tutti d’accordo sul fatto che fare impresa porti un particolare valore aggiunto al loro percorso professionale. “Dovessi scegliere un solo aspetto positivo dell’essere imprenditore, metterei in evidenza la possibilità di imparare dai propri sbagli per costruire qualcosa che possa portare sempre più valore alla comunità, e nel mentre costruire continuamente anche se stessi potendo esprimere al meglio le proprie potenzialità,” spiega Matteo. La possibilità di esprimere la propria personalità sembra essere un fattore fondamentale anche per Maria Maddalena, che aggiunge: “Io e le mie socie abbiamo costruito la nostra impresa a nostra immagine e somiglianza, plasmandola in base ai nostri gusti, aspirazioni, valori e necessità.”

L’imprenditorialità, più che una scelta lavorativa, si rivela una scelta di vita. “Quando sei dipendente puoi amare un’azienda ma non sentirai mai quella realtà veramente tua. Ci sarà sempre il momento in cui il cervello staccherà la spina ed entrerà in scena la frase ‘la mia responsabilità arriva fino a qui’,” conclude Stefano. “Quello che più mi piace è vedere pian piano la nostra idea crescere, ragionarci su 24 ore su 24, senza stancarci mai di quello che facciamo. Questo, a me personalmente, fa sentire vivo.”

 

 

 

* A. Meoli, R. Fini, M. Sobrero e J. Wiklund, Actions speak louder than words: A social cognitive model of the entrepreneurial intention – action gap, 2017

 

 

 

 

Il gap tra intenzione imprenditoriale e azione




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