IL CODICE DEL FUTURO: COME RAGIONANO LE MACCHINE

16 May 2016

I docenti di Bologna Business School e dei Dipartimenti di Management e di Informatica

invitano i manager e i loro figli nel Teatro Anatomico dell’Archiginnasio

per affrontare i temi del futuro in uno dei luoghi simbolo dell’Università.

Lunedì 16 maggio il primo incontro: protagonisti saranno i giovanissimi dai 7 ai 13 anni

 

Bologna, maggio 2016 – Come ragiona un telefono che risponde alle nostre domande o che sa indicare la strada giusta? E un’auto senza pilota? Come pensano, insomma, le macchine? Quale logica è alla base dei software che stanno rivoluzionando la nostra società e il mondo delle imprese? Per comprenderlo, o meglio, per capire il pensiero di coloro che alle macchine hanno insegnato a ragionare, manager di importanti aziende, insieme ai propri figli, si incontreranno lunedì 16 maggio alle 18.30 al Teatro Anatomico dell’Archiginnasio, dove si svolgerà il primo incontro del ciclo “Il codice del futuro. Come pensano coloro che insegnano a pensare alla macchine”. L’iniziativa, ideata dai docenti della Bologna Business School, del Dipartimento di Scienze Aziendali e del Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna, in collaborazione con il Comune di Bologna, si propone di spiegare ai manager gli algoritmi e la logica alla base dei software che stanno rivoluzionando la nostra società e il mondo delle imprese, la cui comprensione fornisce strumenti e tecniche di problem solving largamente applicabili nella gestione aziendale.

 

Nell’incontro di lunedì, “Il pensiero computazionale spiegato ai figli dei manager”, Renzo Davoli, professore di informatica all’Università di Bologna, hacker e tra i principali attivistidel software libero in Italia, si rivolgerà principalmente ai nativi digitali, bambini e ragazzi dai 7 ai 13 anni, figli di manager di diverse aziende, che saranno presenti in aula insieme ai loro genitori. Sarà una lezione a effetto sorpresa, senza l’uso di computer né di altri oggetti tecnologici. Anche con l’ausilio di giochi pensati per stimolare la creatività si condurranno i bambini (e i loro genitori) in un percorso di comprensione dell’informatica quale scienza dedicata alla soluzione di problemi.

 

Il secondo incontro, lunedì 23, “Il pensiero computazionale spiegato ai manager”, sarà tenuto dal professor Simone Martini, direttore del Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria. Infine, lunedì 30 maggio l’incontro conclusivo “Cosa pensano i manager del pensiero computazionale”, che sarà tenuto da Marco Roccetti, professore del Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria e da Maurizio Sobrero, professore di Gestione dell’Innovazione presso l’Università di Bologna, per una riflessione collettiva.

 

“Il pensiero computazionale fornisce un approccio mentale utilissimo a risolvere una grande varietà di problemi. La scelta di spiegarlo ai bambini, anche nelle scuole, è ormai diffusa in tutto il mondo – spiega Marco Roccetti – Ma in queste lezioni coinvolgiamo anche i loro genitori, manager d’azienda, che nativi digitali non sono. Vogliamo dar loro uno stimolo pedagogico ad acquisire processi di apprendimento verso i quali gli adulti spesso provano avversione o timore. Stiamo per avere le auto senza pilota e abbiamo insegnato alle macchine persino a scrivere articoli. Lo scenario globale sta cambiando, e il mutamento non investe solo i lavori più routinari, ma anche quelli intellettuali. E le aziende italiane e i loro manager devono prepararsi adeguatamente e per tempo”.

“L’intelligenza artificiale sta entrando nelle imprese e nella società in maniera sempre più pervasiva, cambiando il nostro lavoro e le nostre vite – aggiunge Max Bergami, Dean di Bologna Business School – Per molti si tratta di un territorio inesplorato, ma accessibile a tutti, se adeguatamente guidati. Inoltre, si tratta di un campo che richiede l’incrocio di competenze molto diverse, in maniera coerente con il DNA della nostra Scuola. Su queste basi, abbiamo pensato a questa prima iniziativa, scegliendo anche un luogo simbolico, dove studiosi e studenti sono uniti dalla ricerca della conoscenza”.

 

L’accesso in aula sarà consentito solo fino all’inizio dell’incontro.

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