Brexit: una scelta da cui non si torna indietro.

8 March 2017

Un tema molto caldo. Così il Dean BBS Massimo Bergami introduce lo speech dell’ambasciatrice britannica Jill Morris nell’aula magna di Villa Guastavillani gremita di partecipanti. Tema caldo perché si parla di Brexit, un argomento che ci costringe a guardare al futuro, quello di una costruzione di un rapporto fruttuoso fra Regno Unito ed Europa.

“Nel mio viaggiare in Italia” ha detto Jill Morris “cerco di incontrare più aziende possibili. Rilevo preoccupazioni e timori, ma credo che con la costruzione di un’economia flessibile nelle trattativa fra UK e Italia potremmo arrivare a una situazione di reciproco vantaggio.”

Stimolata da una domanda sulla Brexit e la sua decisione avvenuta dal basso, l’ambasciatrice Morris ha risposto: “È molto difficile analizzare come le persone scelgono in un referendum. Il governo ha interpretato il voto come un messaggio riguardo la globalizzazione. Il primo ministro ha studiato una strategia di uscita dall’UE che contempli anche una strategia economica solida.”

È la prima volta che un paese esce dall’unione europea. “Il primo lavoro è quello di prepararci bene, con uno spirito sereno. Con la svalutazione della sterlina il paese ha tratto vantaggio ma non è il nostro progetto. Dobbiamo attrarre investimenti e non relegarci a facili ricette che alla lunga sarebbero disastrose.”

Alle paure di derive xenofobe Morris risponde che l’Uk rimane un paese multicuturale e multietnico, che sostiene questi valori. E saranno i governanti e solo loro a decidere le politiche dei flussi. Lo scenario peggiore semmai è di non riuscire ad accordarsi con l’Unione Europea. Ma, ammonisce, potrebbe avere un effetto negativo per tutti, anche per l’Europa.

Colpita nel suo giro italiano dal dinamismo delle PMI, centri, laboratori che ritiene debbano entrare in contatto con le realtà inglesi, Jill Morris ha concluso rispondendo a una domanda provocatoria: e se la Gran Bretagna tornasse nell’Unione Europea? Cordiale ma decisa, ha risposto: “Non vedo impulsi o correnti politiche che potrebbero invertire questa scelta”.

 




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