INNOVATION TALKS – Christian Ferri: “Blockchain and Innovation”.

Gennaio 25, 2022

Nell’aula magna intitolata a Nino Andreatta di Villa Guastavillani, in presenza e simultaneamente online, si tiene il primo degli Innovation Talks di BBS per il 2022. In apertura, il DEAN Max Bergami saluta il nuovo ciclo di incontri presentando Christian Ferri, CEO di Geer™ e autore del saggio Blockchain & Made in Italy. Istruzioni per l’uso. A dialogare con Ferri, Rebecca Montanari, Professoressa di Cybersecurity e Prorettrice per la Digital Transformation dell’Università di Bologna.

Topic dell’appuntamento: che cosa si intende per blockchain, qual è e quale sarà il suo ruolo nell’innovazione dei modelli di business, nelle relazioni tra privati, tra aziende e con le amministrazioni pubbliche.

 

Nel cominciare il suo discorso, Ferri prova a fare un po’ di chiarezza puntualizzando un tema non sempre di facile comprensione: il termine blockchain oggi viene usato in moltissimi contesti, spesso fuori luogo. C’è molto hype attorno alla tecnologia su cui si basano le valute virtuali (Bitcoin), occorre rivedere il concetto alla base del termine blockchain, analizzarne gli attuali usi e studiarne le innovazioni.

Ferri cita Bill Gates: “Blockchain is a technological tour de force”. Microsoft ha fondato la propria fortuna su tecnologie opposte al concetto di blockchain e se, malgrado questo, il suo fondatore ne riconosce l’importanza, il focus sull’argomento è doveroso.

Dare una definizione di blockchain è complesso. Semplificando, possiamo dire che con blockchain si intende un registro di contabilità condiviso e immutabile che facilita il progetto di registrazione delle transazioni e la tracciabilità dei beni in una rete commerciale. Block ovvero dati e Chain ovvero sistema di connessioni. È un particolare tipo di Distributed Ledger (DLT), in cui i dati delle transazioni sono raccolti in blocchi collegati secondo una sequenza temporale e questi sono inseriti nel registro. In questo modo le informazioni archiviate, una volta immesse nel registro e validate, sono inalterabili perché ogni nuova informazione è indissolubilmente legata allo storico delle transazioni precedenti: eventuali manipolazioni di dati, pertanto, sarebbero immediatamente evidenziate, non consentendo la successiva validazione.

Quale il suo scopo? Decentralizzare l’informazione tagliando e criptando i blocchi di dati. Distribuire il flusso di informazioni, perché separato dalla fonte unica e centralizzata; rendere trasparenti tutti i passaggi e le informazioni stesse, che vengono cristallizzate per sempre in un Block, messo in relazione con gli altri attraverso il sistema di connessione Chain.

La scopo della blockchain non è creare fiducia, ma rendere possibile una cooperazione con un soggetto terzo di cui non siamo in grado di avere fiducia.

È la fiducia il tema centrale della prima parte dell’intervento di Ferri. Facile ripensare al saggio di Francis Fukuyama del 1995 Trust, il cui tema centrale, nell’analizzare le dinamiche sociali ed economiche del mondo neo globalizzato, era appunto la fiducia, base delle grandi unità corporative e dei correlati volontari della Società Civile fondanti lo Stato e il sistema capitalista.

Oggi, dice Ferri, occorre superare il concetto di fiducia, sostituendolo con quello di Smart Contracts: protocolli di transazione che hanno lo scopo di eseguire, controllare o documentare automaticamente eventi e azioni legalmente rilevanti secondo i termini di un contratto o di un accordo. Il tutto per ridurre la necessità di intermediari di fiducia, evitare le frodi, ridurre problemi accidentali. Questo tipo di programma ha trovato nella piattaforma tecnologica della blockchain un approdo ideale, che ne esalta le qualità: automatismo, trasparenza e sicurezza.

Ma, quindi, a cosa può essere applicata la tecnologia della blockchain e i suoi protocolli digitali? Potenzialmente a tutto: essendo un metodo di autenticazione che elimina gli intermediari e gli enti certificatori in quanto auto espone pubblicamente ogni passaggio di dati da un punto a un altro, da un utente a un altro, questi protocolli possono essere usati per le più disparate applicazioni pratiche.

Dall’impianto fotovoltaico privato che può vendere l’energia in eccesso senza passare attraverso le grandi compagnie energetiche, alla tracciabilità dei prodotti, ai contenuti multimediali che possono essere immessi in una piattaforma (ad esempio Spotify) senza bisogno di ulteriori intermediari oltre a produttore, struttura digitale e fruitore.

Riassume Ferri: “blockchain è quando tu fai un accordo con una persona, un ente, un governo, un’istituzione fuori dal tuo firewall, con qualcuno di cui non hai ragione di fidarti”.

Capitolo a parte merita la questione valuta. Il 90% delle frodi fiscali avvengono, dice Ferri, col denaro contante. Eliminando il contante e sostituendolo con valuta virtuale di cui è tracciabile ogni movimento, ogni passaggio dalla creazione al pagamento di una pizza, si eliminerebbero anche i reati legati al contante. In più, si taglierebbero i costi di produzione, stampa, stoccaggio e distribuzione delle banconote e delle monete. Così, Bitcoin e le altre valute virtuali possono essere una risposta sicura, trasparente, tracciabile e a basso costo alle valute emesse dalle Banche Centrali di tutto il mondo.

Altra questione, gli NFT. Un NFT è un’unità di dati memorizzati su un libro mastro digitale (blockchain) che può essere venduto e scambiato. L’NFT può essere associato a un particolare bene digitale o fisico (come un file o un oggetto) e a una licenza per utilizzare il bene per uno scopo specifico. Può essere scambiato e venduto sui mercati digitali, così come la licenza di fruizione a cui può essere legato. Gli NFT funzionano come token crittografici, ma, a differenza delle criptovalute come Bitcoin o Ethereum, gli NFT non sono reciprocamente intercambiabili, quindi non fungibili. Mentre tutti i bitcoin sono uguali, ogni NFT può rappresentare una diversa attività sottostante e quindi può avere un valore diverso.

La blockchain diventa quindi base per infinite possibili operazioni, le cui applicazioni già oggi sono vaste: dalle polizze assicurative di tipo parametrico che utilizzano protocolli smart contract, alla vendita di ticket online, alla pubblicità attraverso QR code che permettono di usufruire di servizi Scan & Buy, alla tracciabilità di qualsiasi tipo di prodotto (molto utilizzato nel mercato del lusso).

“A cosa somiglierà la società dopo l’adozione di massa di tecnologie DLT?”, si chiede in conclusione Ferri. “Non possiamo sapere una cosa, finché non la sappiamo”, risponde. Le nuove tecnologie mutano rapidamente: sappiamo cosa c’è oggi, ma non cosa diventerà domani. L’intento di semplificare, svincolare le informazioni da organi che le certifichino e allo stesso tempo renderle inattaccabili, sicure e cristallizzate permette da un lato di accedere a servizi eludendo una quantità enorme di pratiche e passaggi burocratici con la piena certezza delle proprie informazioni; dall’altro, ci mette in balia di queste stesse informazioni fruibili (utilizzabili?) da noi, come da altri, forse dalle intelligenze artificiali sempre più evolute.

Il futuro sarà quello tragico dello Skynet di Terminator? Chiosa Ferri. La nostra identità e i nostri dati sono ciò che di più importante abbiamo nel mondo digitale: dovremmo esserne consapevoli e prestare più attenzione a come diffondiamo, soprattutto attraverso i social network, queste informazioni. Dobbiamo rimanere vigili e utilizzare tecnologie che permettano di archiviare, conservare e proteggere i dati evitando che chiunque possa utilizzarli a nostra insaputa. Non possiamo conoscere ciò che accadrà in futuro, ma possiamo mettere in sicurezza ciò che già oggi occorre difendere.

 



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