Conversazioni sul futuro: #atBBS Michela Petronio, Vice Presidente di Blu1877, Barilla

Novembre 19, 2019

“Quando il contesto crea limiti, è il momento giusto per innovare”: così Michela Petronio, Vice Presidente di Blu1877, corporate venture capital di Barilla Group ha raccontato alla Community BBS come l’azienda simbolo del Made in Italy alimentare stia affrontando l’accelerazione tecnologica e i mutamenti degli stili dei primi decenni del Duemila. La sua è una storia che copre quasi 150 anni: dal nuovo packaging del primo dopoguerra alle pubblicità formato famiglia, dalla scelta del grano di qualità, alla nascita del Mulino Bianco per fronteggiare il blocco del prezzo della pasta negli anni ’70.

“L’innovazione è guidata dal mutamento del contesto – dice Petronio – perché gli individui sono refrattari al cambiamento, è scritto nel DNA del genere umano che dobbiamo preservarci prima che evolverci. Se chiediamo a un consumatore cosa vorrebbe cambiare di un prodotto di cui si fida ci risponderà: nulla”.

Ma il mercato si è fatto complesso e a ritmo accelerato negli ultimi 20 anni: ci sono le scelte sempre più esigenti e attente dei consumatori, c’è la consapevolezza delle grandi ricadute ambientali che ha l’industria alimentare a livello globale: “Noi abbiamo scelto di rileggere ogni nostra attività attraverso il filtro ‘Good for you, good for the planet’ – racconta Petronio – e ci stiamo concentrando sui nuovi stili e sul recupero del food waist, che per la nostra industria è una voce importante”.

Come? Uscendo dai confini del laboratorio vecchio stile, quello dove i ricercatori di Barilla hanno creato alcuni dei prodotti più innovativi del marchio, ma che non riesce più a stare al passo con i nuovi stimoli e con l’allargamento del mercato. “É per questo che abbiamo creato Blu1877– prosegue Petronio – un fondo che individua, investe ma soprattutto collabora con startup dell’ambito food attive in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di energie esterne per sviluppare progetti innovativi che avrebbero poco spazio di crescita in un’azienda strutturata come la nostra, ma che attraverso la creazione di uno strumento specifico possono mettersi alla prova sul mercato avendo alle spalle alcune garanzie e l’expertise che viene da una realtà solida”.

Una ricerca che mette in campo anche un diverso metodo per affrontare le sfide del presente: “Abbiamo sempre pensato ai problemi con un approccio business, cioè dal problema nasce la soluzione. Per il design thinking invece bisogna partire dal contesto, e riformulare il problema con quella chiave di lettura. É un approccio non scontato che noi abbiamo praticato e imparato negli anni, e ci ha portato a mettere al centro le persone, utilizzando i prototipi e coinvolgendo i nostri consumatori, retailer e clienti in un processo di innovazione”.

Innovare, oggi, significa dunque attingere continuamente a energie esterne e contemporaneamente ripensare se stessi: “Un’azienda prospera se replica esattamente il suo business model, quello che funziona, altrimenti non resiste, ma per proiettarsi nel futuro deve continuamente innestare persone che facciano challenge day by day, che attivino conversazioni sul futuro, difficili ma eccitanti, altrimenti sarà presto fuori sincrono con le richieste di mercato”.



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