Mettere alla prova le competenze in un contesto reale, confrontarsi con professionisti del settore e trasformare la teoria in strumenti concreti. È in questa direzione che si inserisce l’hackathon realizzato dagli studenti del Master in HR & Organization insieme a Gruppo Montenegro, un’esperienza che interpreta pienamente l’approccio di generative education , in cui apprendimento e applicazione si sviluppano in modo integrato.
Durante la sessione, i partecipanti hanno lavorato in team alla progettazione di un toolkit operativo per hiring manager: uno strumento pensato per guidare in modo chiaro ed efficace le principali fasi del processo di selezione. Un’attività che ha richiesto non solo competenze tecniche, ma anche capacità di sintesi, visione e collaborazione.
A introdurre la sfida sono stati i professionisti di Gruppo Montenegro, Giada Marasco, Antonio De Pascali e Nino Zhvani, che hanno offerto agli studenti uno sguardo sulle esigenze aziendali contemporanee in ambito talent acquisition e sviluppo.
Dalla teoria alla pratica: progettare per decidere meglio
Il cuore dell’hackathon è stato lo sviluppo di soluzioni concrete, focalizzate su tre aree chiave: identificazione delle competenze, utilizzo del metodo STAR per strutturare le interviste e costruzione di scorecard per valutazioni oggettive e comparabili.
«Partecipare all’hackathon con Gruppo Montenegro è stata un’esperienza immersiva, che ci ha spinto a ragionare concretamente come professionisti HR, superando il confine della teoria accademica», racconta Lavinia Fanelli, partecipante al Master. «È un format che non ti lascia il tempo di restare nella teoria, e ti chiede di trasformare l’intuizione in azione quasi in tempo reale».
Tra i progetti sviluppati, emerge il concept del “Barrel of Competences”: una metafora che interpreta ogni candidato come una combinazione unica di competenze, pesate in funzione del ruolo. Un approccio che rende più visibile e strutturato il processo decisionale, facilitando una valutazione più consapevole.
Sotto pressione: scegliere, semplificare, collaborare
Uno degli elementi distintivi dell’esperienza è stato il tempo limitato, che ha imposto ai team di prendere decisioni rapide e difenderle con coerenza. «La sfida più grande è stata trovare il giusto equilibrio tra semplicità e rigore», prosegue Fanelli. «Costruire qualcosa di intuitivo, ma coerente con i valori e la cultura di un’azienda strutturata richiede una sensibilità che i libri da soli non trasmettono».
In questo contesto, il lavoro di gruppo ha assunto un ruolo centrale. L’hackathon si è rivelato un esercizio di intelligenza collettiva, in cui ascolto, integrazione delle prospettive e capacità di sintesi hanno inciso direttamente sulla qualità del risultato finale.
Una nuova consapevolezza del ruolo HR
Oltre agli strumenti tecnici, l’esperienza ha contribuito a sviluppare una visione più ampia e strategica della funzione HR. «Esco da questa esperienza con qualcosa che va oltre le competenze tecniche: una visione più nitida di cosa significa fare HR in modo strategico», conclude Fanelli. «Il lavoro di progettazione dietro una selezione è spesso invisibile, ma è proprio lì che si decide la qualità di un processo».
L’hackathon rappresenta un esempio concreto di come il Master in HR & Organization di Bologna Business School integri rigore accademico e applicazione pratica, preparando professionisti capaci di operare in contesti complessi e in continua evoluzione. Attraverso il confronto diretto con le imprese e attività esperienziali ad alto impatto, il percorso formativo contribuisce a sviluppare competenze immediatamente spendibili e una maggiore consapevolezza del proprio ruolo nel guidare il cambiamento organizzativo.