Dialoghi. Arthur Huang

24 June 2016

I Dialoghi sono momenti di confronto con personalità del mondo dell’impresa e della cultura che hanno raggiunto l’eccellenza nel proprio campo di attività. Abbiamo parlato con Arthur Huang, Il CEO e fondatore di Miniwiz, azienda di progettazione e realizzazione di materiali e progetti di design da materiale riciclato. Ospite all’Innovation Talks Spring Edition.


Arthur Huang è il CEO e fondatore di Miniwiz, azienda di progettazione e realizzazione di materiali e progetti di design da materiale riciclato. Questo eclettismo è possibile perché Arthur è un ingegnere strutturale, un architetto, un innovatore nell’ambito della creazione di materiali e in generale nella ricerca di soluzioni che coniughino funzionalità a cura del design. Miniwiz ha lavorato fra gli altri per Nike e Philip Morris.

Dal concetto di Recycling siamo passati a quello di Upcycling. Cosa significa?

Recycling vuole dire raccogliere materiale come bottiglie di PET o vetro, vestiti usati, oggetti vari e riutilizzarlo in altri contesti. Il fine attualmente è quello di smaltirlo; trovare il modo di farlo nel modo più economico possibile, o con qualche possibilità di guadagno. Può essere utilizzato come combustibile bruciandolo, possono essere utilizzati, come ad esempio nel caso dei vestiti usati, per finalità filantropiche basate su raccolta, stoccaggio e distribuzione nei Paesi in difficoltà. Ma il valore intrinseco del materiale è molto basso. Upcycling invece vuole dire trasformare un materiale esausto in un nuovo materiale di valore superiore rispetto a quello precedente.

E’ quindi un “upgrade” del materiale originario.

Se l’upgrade avviene con successo con la realizzazione di un prodotto di qualità superiore vuole dire che dal prototipo realizzi una catena produttiva che prevede creazione di lavoro e nuove aziende basate sull’upcycling. E su larga scala. L’India può fare upcycling dal materiale di scarto della produzione del cotone, la Cina o Vietnam da quello del riso, gli Stati Uniti dal mais, l’Arabia Saudita dal petrolio. Un esempio è la giacca che indosso. Il materiale utilizzato è prodotto dalle bottiglie di PET combinato con la manifattura italiana di alta qualità. Per realizzare un materiale che sia di grande qualità nell’aspetto, al tatto, servono soluzioni ingegneristiche, originali, creative. La fine di questo processo di upcycling deve un prodotto di alto qualità ricavato da materiale povero. Con un grande margine di profitto.

Miniwiz, la sua azienda, lavora in qualche ambito specifico?

Nell’upcycling se ti focalizzi su un ambito industriale specifico sei finito. E l’essere eclettico dipende dai materiali che vengono utilizzati. Il poliestere ad esempio è adatto ad ambiti differenti, come l’arredamento, il vestiario, l’automotive, l’edilizia e altri ancora. Il nostro scopo è scoprire come trasformare il materiale di scarto. Offriamo cioè soluzioni di ingegneria per trattare il materiale e di design per dare forma al prodotto. Progettiamo macchine per l’upcycling.

Ha scelto Bologna come luogo dove proporre e realizzare progetti. Perché?

E’ un luogo molto interessante. Siamo partiti dagli Stati Uniti, dove non poteva funzionare perché molte aziende manifatturiere hanno abbandonato il Paese. Poi siamo stati in Cina e infine a Taiwan. E proprio a Taiwan abbiamo trovato un contesto molto interessante e produttivo e simile a quello della zona di Bologna. Stessa mentalità, molta creatività e intelligenza, prevalenza di piccole-medie aziende spesso capitanate da famiglie capaci di prendere decisioni in fretta e avviare in breve tempo catene di produzione. Realtà flessibili e non rigide come in Germania dove abbiamo notato che i processi di decisione nascono spesso da regole e si sviluppano in modo sequenziale. Per questo stiamo costruendo alcune linee di produzione proprio in alcune aziende di Bologna.

Il vostro progetto più famoso è forse quello con Philip Morris

Si tratta di un progetto per combinare insieme arte, design, funzionalità con materiale riciclato, il tutto a un livello mai visto prima. Abbiamo inventato un nuovo materiale plastico e un sistema per la purificazione del fumo di sigaretta. L’obiettivo era di costruire un ambiente completo di arredi in grado di purificare l’aria di sigaretta. Così abbiamo progettato e prodotto un materiale in grado di assorbire il fumo e restituire aria pulita. E’ possibile vederlo negli store Philip Morris a Bologna, Milano, Torino, Napoli. Abbiamo curato attentamente anche il design complessivo e di ogni singola unità costruttiva, a partire dai “mattoni” che riproducono la struttura molecolare del tabacco. Perfettamente modulari.

E riguardo le novità?

Con Philip Morris stiamo elaborando una galleria d’arte/innovazione/showcase che esibirà l’innovazione creata dall’azienda di Bologna. Stiamo inoltre lavorando per rendere disponibili ai consumatori i materiali prodotti per i nostri progetti sperimentali. Ora ci stiamo rivolgendo al comparto del packaging e machinery sempre nell’area di Bologna e stiamo trattando con quattro aziende di cui non posso rivelare il marchio. Ma la novità che colpisce di più soprattutto i media è che Miniwiz riunisce dal progetto architettonico alla produzione del materiale di costruzione, in un unica soluzione.

Un consiglio ai manager creativi del futuro

Quando progettate pensate alle persone. Costruite la vostra idea innovativa attorno ad esse, non pensate solo di sviluppare tecnologia sempre più avanzata. Usate come metronomo della vostra creatività il tempo del respiro. Fate rete, elaborate in cooperazione. Il valore finale non può essere mai solo il denaro se volete inventare qualcosa di unico.




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