Nuovo Campus BBS
20 milioni sostenuti da soci e donatori

Luglio 26, 2022

Da Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2022.

Necessari nuovi spazi per laureati e manager arrivati sopra i 2.500 all’anno Investimento da 20 milioni sostenuti da soci e donatori di Bologna Business School

Muratori, carpentieri e artigiani sono al lavoro da un anno esatto e quello che oggi appare come un enorme cantiere sui colli bolognesi, sopra Porta Castiglione, dalla prossima primavera sarà il nuovo campus green & smart di Bologna Business School (Bbs): la business school internazionale dell’Università di Bologna che lì di fronte, nella splendida dimora cinquecentesca Villa Guastavillani, ha la sua storica sede. Troppo stretta per ospitare il numero crescente di laureati, executive e manager, arrivati a superare i 2.500 in un anno, che frequentano Mba, master e corsi su misura di Bbs, con prospettive di ulteriore aumento, anche perché lo scorso dicembre la scuola sul monte di Barbiano ha ottenuto l’accreditamento Equis, rientrando così nell’1% delle migliori business school mondiali.

“Il nuovo campus, progettato da Mario Cucinella Architects, è all’insegna della sostenibilità ambientale e paesaggistica, perché recupera edifici preesistenti di forte impatto visivo, senza alcuna aggiunta di volumetria esterna, li riqualifica e li incastona nel verde delle colline, collegandoli con Villa Guastavillani, il cui viale di ingresso prosegue con una scalinata verso il nuovo campus”, è la descrizione del Dean di Bologna Business School, Max Bergami. Le due strutture prospicenti saranno unite da viali, un tunnel e grandi giardini “ma la fortuna ci ha permesso di tendere anche un filo magico ideale tra il nostro heritage e il nostro futuro in un luogo iconico”, aggiunge. La fortuna è stata quella di trovare un cartello “vendesi” di fronte al cancello di Villa Guastavillani un bel mattino del 2019, mentre fervevano le ricerche di un nuovo polmone per la business school, costretta negli ultimi due anni a svolgere parte dei corsi nei padiglioni di BolognaFiere. “Un temporary campus, quello in fiera, che contiamo di chiudere a breve”, auspica Bergami, in vista dell’inaugurazione del nuovo: 3.500 metri quadrati tra spazi per la didattica e i servizi, con mensa, palestra, sale riunioni, all’insegna della flessibilità e modularità sia della struttura che degli arredi.

Di fatto si raddoppiano i 5mila mq di Villa Guastavillani, perché le antiche aule e laboratori sono ritagliati dentro un edificio storico vincolato, senza possibilità di toccare muri e luci. Particolare è non solo la scelta architettonica green fatta per la nuova, grande Bbs ma anche la modalità con cui si è deciso di finanziarla: un investimento da 20 milioni di euro autofinanziato dai soci di Bologna Business School e da donor (Università, Confindustria Emilia Centro, Automobili Lamborghini, Dallara Automobili, Ferrari, Fondazione Carisbo, Unicredit, Ima, G.D Gruppo Coesia, Gruppo Marchesini, Granarolo, AGF88), oltre a un contributo di 4,5 milioni di euro in tre anni deciso dalla Regione Emilia­-Romagna.

Dunque, una grande operazione di sistema tipica della coesione emiliana, all’interno della quale spiccano i grandi player di motor,vfood & packaging valley “e un nome straniero – rimarca Bergami – che fa la differenza tra i finanziatori: quello di The Eric and Wendy Schmidt Fund for Strategic Innovation, che ha deciso di sostenere il nostro progetto e che collaborerà alla nuova programmazione didattica, proprio per la portata innovativa e strategica sulla società e sull’economia del territorio del nuovo campus. E lanceremo a breve anche una campagna di crowdfunding e la possibilità di intitolare delle aule come avviene nelle business school di tutto il mondo”.

Ha ancora senso in epoca di didattica virtuale investire su nuovi spazi fisici, ancor più per una scuola di alta formazione di nicchia con forte vocazione internazionale e interdisciplinare? “Assolutamente sì – risponde Bergami – perché crediamo che la formazione avanzata abbia una componente fondamentale nella socialità e il nostro compito non sia dispensare pillole di sapere, ma offrire esperienze di apprendimento che sono efficaci se si fanno assieme ad altre persone in un percorso di interazione, fiducia e arricchimento reciproci. Questo non significa prescindere dalle tecnologie digitali, anzi stiamo puntando molto sull’AI, ma sfruttarle per potenziare l’esperienza didattica in presenza e condivisa. Interdisciplinarietà, internazionalità e integrazione con il mondo delle imprese sono i nostri asset e la nostra ferma convinzione è che il futuro non si costruisce in solitudine, ma imparando insieme agli altri”.



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