Dialogo con l’ultramaratoneta Paolo Venturini

18 June 2015

Chi attraversa deserti e ghiacciai a piedi o in mountain bike e chi fa il manager di un’azienda hanno molto in comune. Disciplina, determinazione, costanza, capacità di gestione della fatica: sono doti irrinunciabili negli sport estremi così come nella guida di un’azienda.

Doti che ben impersona Paolo Venturini, l’ultramaratoneta che sfida la natura e i propri limiti correndo in condizioni estreme e che ha incontrato gli studenti del Master in Gestione d’Impresa.

Lei dedica la sua vita (e a volte la rischia) a superare i limiti. Perché lo fa?

L’agonismo fa parte del mio DNA. Nello sport bisogna porsi continuamente obiettivi nuovi e sempre più ambiziosi. La mia carriera è stata lunga e, nel tempo, i miei obiettivi sono sempre saliti di livello. Naturalmente in questo mestiere ci sono sempre dei rischi, alcuni è possibile calcolarli, altri no. In imprese sportive così difficili c’è sempre una quota di imprevisto che è anch’essa parte del fascino dell’avventura. Io lo faccio perché credo che stimoli e obiettivi nuovi rendano la vita più interessante. Non mi accontento mai di quello che ho già.

Ogni manager deve essere pronto ad affrontare eventi inattesi e capace di gestirli proponendo soluzioni creative. Anche quando si attraversa un deserto in bici o correndo si deve sempre essere pronti a gestire l’inaspettato. Come ci si prepara a farlo?

Cercando sempre di avere una visione la più ampia possibile, guardandosi intorno, studiando le esperienze degli altri che hanno subito delle sconfitte o che hanno dovuto affrontare imprevisti importanti. Nello sport ci prepara all’inaspettato allenandosi, pianificando gli incidenti prevedibili e facendo delle simulazioni per essere più reattivi quando si verificano.

Quanto contano nel successo di un’impresa sportiva gli aspetti tecnico-razionali (la preparazione tecnica, la programmazione, i materiali) e quanto quelli psicologici (la passione, il sogno, la capacità di concentrazione)?

Senza la parte “razionale”, quella dell’allenamento, del prodotto tecnico, del supporto economico finanziario, per me non sarebbe possibile andare da nessuna parte. Senza la parte emotiva e passionale, non sarebbero nate le idee delle mie imprese. Quindi direi che i due aspetti vanno di pari passo. E’ una sfida che viaggia continuamente su due binari.

Tra le tante imprese di Paolo Venturini, qual è stata quella più dura e quale quella che le ha dato maggiori soddisfazioni? Perché?

Ogni sfida è stata un’emozione diversa e ognuna è stata, con le sue difficoltà, irripetibile e inaspettata. Credo che dopo tanti anni di attività le ultime sfide sarebbero state impossibili se le avessi fatte prima. E’ un percorso continuo. Ogni volta il livello si alza grazie all’esperienza acquisita.

Il manager, come chi fa sport estremi, deve saper prendere delle decisioni, ad esempio comprendere quando fermarsi per evitare una crisi e quando invece si può spingere per tentare di superare i propri limiti. Lei come capisce se deve smettere la corsa o può andare oltre?

E’ il dilemma che mi porto dietro. L’essere umano non sa ancora quali siano i propri limiti e anch’io io sono alla ricerca dei miei. E’ una continua ricerca. Mi è capitato spesso di avere la sensazione di aver esaurito l’energia psicofisica e di scoprire invece che ne avevo ancora per andare oltre. Tuttavia questa mania della ricerca del limite mi ha fatto rischiare a volte di superare il punto di non ritorno. Lo scorso dicembre, in Ecuador, ho tentato di scalare in corsa il Chimborazo, un vulcano alto 6.310 metri. Durante una crisi di ipotermia ci ho messo quasi 20 minuti per decidere se fermarmi. Solo a mente fredda, adesso, mi  rendo conto che se fossi andato avanti forse non sarei qui a raccontare questa storia. Però in un angolino della mia mente resta sempre la domanda “Ma se avessi continuato ad andare su? Magari ce l’avrei fatta…Chissà?”

 


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