My Story, Our Story: Giulia Grossi

15 December 2016

Gli Alumni di BBS si raccontano: il prima, il dopo e i ricordi della vita da studente, per una storia di sé e della propria esperienza professionale, per una storia della nostra Community. Protagonista del XXVII episodio è Giulia GrossiController presso Leo PHARMA Italia, Emba XIII.


La colonna sonora scelta da Giulia è “Notte Prima degli Esami” di Antonello Venditti.

Roma Capoccia
Nata a Roma, cresce, vive a Roma. A Roma studia fino alla laurea, prima della quale inizia già a lavorare per una multinazionale del tabacco. E’ noto che i romani siano molto orgogliosi della Capitale, ma per Giulia, che ama profondamente la sua città, quello di rimanere a Roma è più che altro un curioso destino. “Quando ho fatto colloqui in altre città, ho visto spesso scattare nel reclutatore, non poche perplessità verso il mio percorso tutto romano; forse nelle loro menti si è insinuato il dubbio che essere rimasta sempre a Roma abbia significato una propensione all’immobilismo. Il timore che mi è capitato di percepire è stato proprio quello che io potessi desiderare ossessivamente di tornare a casa”. In un mercato del lavoro dove la mobilità è globale il volere essere stanziali comporta sicuramente dei problemi, esserlo per una serie di circostanze casuali può costituire un freno alla crescita professionale.

“La matematica non sarà mai il mio mestiere”
La passione per i numeri fin da quando era bambina è il segnale di un percorso straordinariamente lineare. Ragioneria, poi l’Università. Ed è lì che Giulia ha la classica illuminazione su cosa vuole fare nella vita. Dagli studi di economia aziendale a quelli di economia politica, all’Università Giulia riesce ad avere una panoramica sempre più precisa del funzionamento aziendale. “Mio padre voleva che lavorassi in banca, legato a un concetto tradizionale che vedeva certi lavori come stabili, redditizi, sicuri.” Ma la decisione ormai è presa e Giulia vuole mettere la sua capacità analitica e la sua passione per i numeri per poi utilizzarli a beneficio delle organizzazioni aziendali. L’organizzazione. Ed è questa poi la motivazione che la porta a iscriversi al master BBS: “imparare a conoscere e a saper utilizzare anche altri strumenti, visto che, come ho imparato al Master, i numeri non possono dirci tutto.”

Primo passo: lavorare nel finance
Giulia inizia a lavorare ancora prima di laurearsi grazie a un progetto di internship organizzato dall’ Università e conosce il mondo del finance. “Il finance è un partner stategico e deve lavorare in sinergia con il business per supportarlo al meglio nel raggiungimento degli obiettivi aziendali, anche mettendo in discussione i processi decisionali. E’ il supporto indispensabile di ogni organizzazione perché fornisce gli strumenti di misurazione a tutte le funzioni: dai servizi generali, alle risorse umane, passando per la funzione commerciale, il marketing e la comunicazione. Negli ultimi anni, inoltre, la percezione del finance all’interno delle aziende è molto cambiata, per non dire che si è quasi stravolta: in passato i finance erano gli amministrativi , oggi invece, quello che viene infatti richiesto, soprattutto ai controller, non sono solo competenze tecniche, ma anche forti competenze relazionali ed un approccio business – oriented“. La carriera di Giulia comincia proprio nel cuore del finance, nel dipartimento della pianificazione e controllo, il ramo del finance che si occupa di controllare i risultati, valutare gli impatti finanziari di alcune linee strategiche e verificare verso quale direzione l’azienda sta andando. “La prima esperienza è la più bella perché è la più formativa.” Una fase di ristrutturazione aziendale che coinvolge tutto l’apparato organizzativo determina però un contesto incerto che porta Giulia a cambiare lavoro. “Dal controllo di gestione decido di passare alla parte fiscale, alla contabilità, al controllo interno. Volevo ampliare le mie competenze tecniche per cominciare a mettere le basi ad un futuro da Finance Manager, ma la funzione era talmente specifica da non permettere un’osservazione complessiva dell’azienda a 360 gradi”.

Perché BBS
“Il panorama universitario romano lo conoscevo già”. E questo si era capito. Il compagno di Giulia vive in Emilia e le fa conoscere un territorio che pullula di realtà di successo della piccola e media impresa. “Mi attraeva molto Bologna. Mi sono messa a valutare le Business School in Italia. Poi un collega di Roma che aveva fatto un Master BBS mi ha dato dei feedback molto positivi. Il passaparola ha fornito delle informazioni che mi hanno fortemente motivato.” Nelle altre scuole i programmi sono orientati molto sugli aspetti finanziari, che Giulia ha avuto modo di approfondire, si potrebbe dire, durante tutto il corso di studi. Evita quelle che abbiano un network basato su grandi aziende istituzionali che non ritiene attraenti soprattutto perché, per struttura e dimensioni, la crescita professionale è difficile. “Invece in BBS il contatto con grandi realtà, ma anche con piccole-medie imprese innovative, il lavoro su project work stimolanti, porta a prendere in considerazione l’ipotesi di trasformarsi anche in imprenditore. Ed è un’idea talmente affascinante da essere un pensiero che coltivo tuttora.” Del percorso in BBS Giulia apprezza l’operatività il “mettere le mani in pasta per costruire qualcosa di nuovo” che le lascia molto anche dal punto di vista umano. Nel lavoro in team si aprono relazioni, nascono rapporti di collaborazione professionale. Giulia si è finanziata autonomamente il Master utilizzando il prestito d’onore: “E’ stata una mia scelta, non volevo avere nessun vincolo. Intendevo utilizzare questa esperienza per mie eventuali finalità personali di crescita e di idee. Ma i feedback positivi sono arrivati comunque in azienda.” Per Giulia inoltre frequentare un Master è anche un modo per dimostrare che è in grado di conseguire obiettivi in circostanze complesse e impegnative.

“Piccolo è bello”
Giulia prende in seguito la decisione di passare a una realtà piccola “dove c’è tanto da fare, tanto da strutturare e sviluppare. I colleghi sono di meno, cambia il rapporto con loro e le gerarchie sono diverse. Ti diverti, lavori il triplo, ma è molto più dinamico. Senti che hai la possibilità di agire per influenzare i risultati e sei un attore artefice del successo, non più uno spettatore.” Le piccole medie imprese attraggono Giulia “perché ti consentono di sviluppare la visione sistemica e ti permettono di creare delle connessioni molto strette. In una multinazionale dove tutto è implementato, tutto gira secondo regole definite, non necessariamente al meglio, le competenze sono molto frazionate . Nella piccola-media impresa riesci a vedere meglio come agiscono fra loro le varie funzioni aziendali e il loro ruolo e l’importanza nel sistema complessivo. Mentre nelle realtà grandi hai dei compiti precisi, nella piccola media impresa il tuo ruolo è propositivo”.
Un consiglio a uno studente
“Desidera cambiare, approfondire altro, e tornare a fare, su grande scala, quello che facevi all’inizio”. Giulia è una forte sostenitrice dell’esperienza bottom-up, dal piccolo al grande, perché nel piccolo si trovano tutte le dinamiche presenti nelle grandi aziende, ma con più dinamismo e possibilità di sperimentare…e soprattutto, “goditi e vivi appieno il master, anche se hai l’impressione di non farcela, non mollare, quei momenti sono unici e non torneranno”.

 


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