My Story, Our Story: Enrico Andrini

30 June 2015

Un Alumnus di BBS si racconta. Il prima, il dopo e un ricordo del durante, per una storia di sé e della propria esperienza professionale. Protagonista del quinto episodio è Enrico Andrini, Operation manager – KCOI, EMBA IX, 2011-2012. La soundtrack scelta da Enrico è Dark Side of the Moon dei Pink Floyd.

Ouverture
“La mia carriera? Cambiare, cambiare sempre e drasticamente. Taglio tutti i pillars che costruisco per ricostruirli altrove”. Se credere nel cambiamento è una fede, Enrico l’ha ricevuta in dono e la vive da praticante. Il racconto orale del suo curriculum è la traversata di un paesaggio in mutamento costante, con un solo elemento chiaro: l’orizzonte. Quella linea lontana, sponda geometrica e definita dello sguardo, che solo chi sa vedere se stesso sa come rendersi visibile. Come a riconoscersi, in uno specchio.

The story so far
“Ho iniziato come elettricista, nel senso di esperto d’automazione, laureandomi in ingegneria elettronica. Saltando da un’azienda all’altra ho visto molte cose: cucine a incasso, progetti per impianti antincendio, grandi aziende per la lavorazione della frutta. Poi sono approdato al settore petrolifero, dove sono cresciuto dal punto di vista carrieristico”. Enrico si considera un costruttore di empatie e d’impegno. Per come la vede lui, il 100% del suo lavoro è fatto assieme agli altri. “Credo che il lato più bello del mio mestiere sia far succedere le cose”. Odia l’espressione “gestore di uomini”.

Perché BBS
Quando la possibilità di diventare dirigente si rende concreta, Enrico teme di non riuscire a mettere tutto a sistema, di non saper quadrare il cerchio. Così fa una controproposta. “Non ho chiesto l’aumento di stipendio ma di poter fare il Master a Bologna Business School. Questo ha cambiato la mia vita, dandomi modo di misurare me stesso e mettendo a posto tutti i tasselli del puzzle. Il mio buco era la competenza, la paura di non saper fare. L’Executive Master in Business Administration ti fa mettere tutto in fila, avvicinandoti a persone eccezionali che ti fanno dare il meglio di te. Costruire processi di leadership con gli altri è stato molto bello, oltre che divertente”.

Controllista creativo
“Sono un visivo puro e, di base, un comfortista”. Il matrimonio tra una filosofia del divenire e l’ingegneristica ricerca dell’ottimo è stato possibile solo grazie a un grande lavoro su di sé. “Di base sono anche un maniaco del controllo. Ho capito, però, che per raggiungere determinati obiettivi devi cambiare i paradigmi con cui li affronti”. Enrico lavora per la maggior parte del tempo in Kazakhstan, per l’estrazione on e offshore di petrolio. Dalle banchine agli alloggi, lì è letteralmente tutto da costruire. La ricerca di soluzioni immediate è una pratica quotidiana. C’è qualcosa che guida questo processo di stravolgimento del problema?

Numeri da colorare
La risposta, disorientante, arriva secca. “Riesco a fare un esercizio di sintesi logica mescolando i numeri ad altri elementi sensoriali che vivo quotidianamente in un luogo dove tutto è da creare”. Prego? “Scrivo come vedo nella mia mente, dispongo i numeri e le parole sul foglio dove credo sia utile metterli. Il mio ufficio è pieno di lavagne su cui scrivere per guardare in prospettiva quello che sto facendo, cancellare e ricomporre. Prendo appunti su un quaderno bianco da acquerellista, scrivo a matita in stampatello e tendenzialmente non correggo mai. Quando ho delle presentazioni, non preparo le slide, parlo disegnando con Fiftythree in maniera estemporanea e naturale. La combinazione tra colori e numeri è per me fondamentale, mi permette anche di ricordare le informazioni”. Quello che si dice un sinestesico.

(Ndr)
“L’uomo non è una linea dritta, è fatto di cuspidi”. L’Asia centrale, i concetti che si fanno esperibili, la dialettica tra la fede nel mutamento e la necessità di controllo. L’intervista con Enrico è una passeggiata sulla cima di un tetto a doppio spiovente, con un piede da una parte e uno dall’altra. Finirò per descriverlo come uno scappato da una canzone di Battiato o da un albo di Tin Tin? Esco dalla mia zona di comfort e azzardo una definizione: se la definissi persona illustrata? “Mi piace. Mi ci riconosco”.

Un consiglio a uno studente
“Grande umiltà. Studia rapidamente per cercare di mettere le mani in pasta appena possibile. Cambia mestiere, fallo spesso, attraversa trasversalmente le aziende. Poi costruisci, costruisciti verticalmente e spostati in orizzontale di nuovo. Il mio consiglio è di vedere come lavora l’azienda nella sua interezza, di assaggiare tanti cibi senza fermarsi. Ma d’altra parte è il consiglio di un maniaco del controllo”.


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