Le neuroscienze al centro dell’innovazione aziendale: il business del Neurotech

14 March 2018

La tecnologia cognitiva applicata alle neuroscienze sta dando negli ultimi anni sorprendenti dimostrazioni della sua portata: nel 2014 in Brasile una persona paralizzata ha dato il calcio d’inizio ai Mondiali grazie a un esoscheletro robotico controllato direttamente dal cervello, mentre tre anni più tardi Rodrigo Hübner Mendes è diventato la prima persona ad aver guidato una vettura solo con la mente. Ciò che fino a poco tempo fa sembrava più vicino alla fantascienza che al nostro quotidiano, entra oggi a pieno titolo tra le aree tecnologiche più dinamiche e promettenti del 21° secolo. Con applicazioni pratiche che spaziano dal neuromarketing alla sicurezza sul lavoro, la neuroscienza e le neurotecnologie stanno andando molto oltre il campo scientifico e medico, tanto da attirare da tempo l’attenzione del mondo dell’industria e del business.

 

L’accresciuto interesse verso l’utilizzo dell’interfaccia mente-computer (Brain-computer Interface) per controllare i dispositivi legati all’Internet of Things, unito al continuo progresso tecnologico nel bio-sensing, nelle nanotecnologie, nell’elaborazione di bio-segnali e nelle tecniche di neuro-imaging, hanno portato ad un sensibile aumento degli investimenti in R&D per integrare la tecnologia del BCI con applicazioni utili nel quotidiano. Dagli ausili medici ai dispositivi anti colpo di sonno, si stima che il valore complessivo di questo mercato possa arrivare a 12 miliardi di dollari entro il 2020, suscitando pertanto l’interesse di colossi globali quali Nielsen, Accenture, Philips e General Electric. Nel 2017 inoltre, Elon Musk ha annunciato la nascita di Neuralink, una società dedicata alla creazione di un’interfaccia per collegare il cervello umano al computer, mentre Facebook ha condiviso la notizia che sta sviluppando una neurotecnologia scalabile che consentirà una comunicazione diretta tra due cervelli.

 

Le effettive opportunità e modalità di implementazione dei processi di innovazione e degli strumenti a disposizione per supportarli, passano necessariamente anche dalla formazione dei manager, chiamati oggigiorno a riconoscere il ruolo della tecnologia nelle attività delle imprese, affrontare l’evoluzione tecnologica e accompagnare il suo ingresso in azienda. “L’innovare e l’intraprendere sono attività entusiasmanti ed avvincenti, ma al contempo complesse e totalizzanti. Il campo delle neurotecnologie pone ancora una volta il tema della rilevanza dell’uomo come attore principale che possa governare il processo di innovazione, affrontando le sfide e i cambiamenti con consapevolezza e senso etico” afferma Riccardo Fini, Direttore Scientifico del Global MBA in Innovation Management / Mechanics & Automation di Bologna Business School, un percorso formativo nato proprio con l’obiettivo di portare l’innovazione di frontiera al vertice delle decisioni aziendali e renderla in questo modo un motore di crescita per le imprese.

 

Nel caso delle neuroscienze e dell’interfaccia mente-computer, l’impiego in azienda è possibile in ogni settore commerciale e in ogni fase produttiva, articolandosi su 3 livelli specifici: il design e l’innovazione del prodotto, l’ottimizzazione del processo produttivo e il supporto alle risorse umane.

 

Per poter competere efficacemente su scala globale, le aziende devono essere in grado di offrire prodotti all’avanguardia che rispondono ai più evoluti bisogni del mercato. Le linee di finanziamento della Comunità europea sottolineano un particolare interesse da parte dei governi per lo sviluppo di progetti dedicati alle protesi meccatroniche, al controllo dei videogiochi, agli ambienti domotici e a dispositivi in grado di monitorare gli stati di stanchezza dei guidatori dei veicoli pubblici. Poter analizzare le risposte psicofisiche dell’utente consente di progettare prodotti intelligenti, capaci di valutare in maniera istantanea lo stato emotivo e cognitivo delle persone e regolare in maniera ottimale l’erogazione dei servizi. Anche nel retail le neuroscienze consentono di chiudere il gap tra le vere necessità e aspettative dei consumatori rispetto ai feedback verbali, misurando le reazioni istintive dei soggetti agli stimoli e il loro grado di attenzione ed emozione.

 

Questa nuova generazione di neurotecnologie dovrebbe inoltre consentire agli esseri umani di tenere il passo con l’intelligenza artificiale per poterla governare in sicurezza. Un passo avanti particolarmente rilevante per un paese come l’Italia, sesto al mondo per nuove installazioni di robot nelle aziende secondo Siri, l’Associazione Italiana di robotica e automazione. Numerose sono le eccellenze italiane leader nei propri settori di riferimento, come Philip Morris Italia e Lamborghini, partner del Business Network di Bologna Business School, che hanno già implementato linee di produzione robotizzate e che potranno in un futuro recente beneficiare dell’importante contributo delle neuroscienze nella moderna industria manifatturiera.

 

Comprendere il funzionamento del cervello dal punto di vista scientifico può inoltre aiutare il management dell’azienda a predisporre procedure, percorsi formativi e processi decisionali più vicini alle necessità dei propri collaboratori, migliorando così la gestione dello stress ed il benessere generale. Le misurazioni psicofisiologiche e neuroscientifiche permettono di rivelare gli aspetti salienti di un’organizzazione, comprenderne i meccanismi di leadership e rafforzarli dove necessario. Una migliore consapevolezza e percezione delle relazioni interpersonali può migliorare tutto l’ambiente lavorativo nel suo complesso, elevandone l’efficacia.

 

Il discorso sulle modalità d’impiego del BCI apre inoltre la strada a numerosi dibattiti etici e morali, i quali non potranno però trovare un’adeguata risposta fino a quando le possibili applicazioni e implicazioni delle neurotecnologie non verranno investigate nella loro completezza.

 

Se da un lato l’avanzata dei robot e dell’intelligenza artificiale sembra inarrestabile, appare chiaro come il fattore umano rimanga imprescindibile e, in un certo senso, ancora più fondamentale per plasmare e affrontare il futuro. In un mondo in continuo mutamento, l’unico punto fermo rimane proprio l’uomo.

 

 




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