Venerdì 18 settembre, Piazza Maggiore ha accolto la Graduation 2026 di Bologna Business School. Nel cuore di Bologna, diplomande e diplomandi, Faculty, istituzioni, famiglie e amici si sono ritrovati per celebrare la conclusione di un percorso.
La cerimonia è iniziata con l’ingresso dei diplomandi, seguito dal corteo della Faculty, dei Direttori di Master e degli Associate Dean. A chiudere, il corteo rettorale guidato dal Magnifico Rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari, insieme a Romano Prodi, Presidente del Collegio di Indirizzo di Bologna Business School, Max Bergami, Presidente Esecutivo, Christiane Spitzmueller, Dean, e Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ospite d’onore della Graduation.
Dopo l’Inno europeo e l’Inno d’Italia, è stato Matteo Lepore, Sindaco di Bologna, a dare il benvenuto alla Community. Il suo intervento ha legato la storia della città alle responsabilità di chi si prepara ad assumere ruoli professionali e manageriali. Bologna, ha ricordato, è una città costruita sull’incontro tra culture, sul valore dei diritti e sulla capacità delle istituzioni e delle persone di cercare insieme risposte ai problemi della propria comunità. Un’eredità che riguarda anche chi ha scelto Bologna per studiare e che, terminato il proprio percorso, porterà altrove quanto appreso.
Romano Prodi ha rivolto ai diplomati un invito a non avere paura delle novità che accompagneranno la loro vita professionale. Intelligenza artificiale, transizione ecologica, disuguaglianze e tensioni politiche ed economiche compongono uno scenario nel quale le competenze manageriali restano indispensabili, ma non sufficienti. Occorre saper ascoltare la società, comprendere ciò che chiede alle organizzazioni e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. “Adesso avete il compito di trasformare le vostre conoscenze in decisioni”, ha ricordato, indicando nella fiducia, nella collaborazione e nell’integrità gli strumenti con cui affrontare anche i momenti di maggiore incertezza.
Il passaggio generazionale alla guida della Scuola ha trovato spazio anche negli interventi di Max Bergami e Christiane Spitzmueller. Bergami ha richiamato la crescita della Community e le trasformazioni che stanno attraversando formazione e management, a partire dall’intelligenza artificiale. Spitzmueller, alla sua prima Graduation come Dean, ha posto l’accento proprio sul rapporto con la conoscenza in un momento in cui l’accesso alle informazioni sta cambiando rapidamente: ciò che conta sempre di più non è soltanto quello che si conosce, ma ciò che si è capaci di fare con quella conoscenza, attraverso giudizio, curiosità, capacità di porre le domande giuste e disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni. Il rapporto con BBS, ha ricordato ai diplomati, continua oltre la Graduation, attraverso una Community chiamata a partecipare alle conversazioni che accompagneranno le trasformazioni future.
La Graduation è stata anche l’occasione per riconoscere l’impegno di docenti e partecipanti attraverso i Best Teacher e Best Student Awards 2026, prima di lasciare la parola alla voce della classe.
Giulia Avventurato, Co-chair del BBS Students Council, ha riportato la cerimonia dentro l’esperienza quotidiana vissuta dai partecipanti. Nel suo racconto, il percorso in BBS non è stato soltanto acquisizione di competenze, project work, esami e scadenze. È stato anche fatto delle relazioni costruite fuori dall’aula, delle serate trascorse insieme, della scoperta di Bologna e dei problemi risolti con persone arrivate da Paesi e percorsi differenti. Una rete che non coincide semplicemente con i contatti professionali, ma nasce dalle esperienze condivise e dalla capacità di affrontare insieme momenti complessi.
È su una domanda, però, che la serata ha trovato uno dei suoi passaggi più significativi: che cosa vale davvero la pena costruire?
A porla ai diplomati è stato il Cardinale Pierbattista Pizzaballa nel suo Commencement Speech. Partendo da Gerusalemme e dalle ferite della Terra Santa, il Patriarca ha portato in Piazza Maggiore una riflessione sulla responsabilità che accompagna ogni scelta quando il futuro non offre garanzie. Le competenze permettono di prepararsi, prevedere e ridurre alcuni rischi, ma resta sempre uno spazio di incertezza nel quale ciascuno è chiamato a decidere assumendosi le conseguenze delle proprie azioni anche sulla vita degli altri.
Costruire, in questa prospettiva, significa anche creare le condizioni perché altri possano vivere, scegliere e ripartire. Significa prendersi cura di qualcosa che, un giorno, potrà essere affidato a mani diverse dalle proprie. “Nel mondo che vi attende ci sarà bisogno di persone capaci di mettere la propria competenza al servizio di una vita umana più umana per tutti”, ha concluso Pizzaballa, affidando alla classe 2026 una domanda destinata ad accompagnarla ben oltre Piazza Maggiore.
Il Magnifico Rettore Giovanni Molari ha riportato infine l’attenzione sul luogo stesso della cerimonia. Piazza Maggiore è lo spazio in cui Bologna si incontra, si riconosce e si racconta. Celebrare qui una Graduation significa quindi riconoscere che la formazione non riguarda soltanto il risultato individuale: riguarda il rapporto tra conoscenza e società, tra ciò che ciascuno ha imparato e ciò che sarà in grado di restituire agli altri.
È forse questo il filo che ha attraversato la Graduation 2026 di Bologna Business School. Il diploma segna la conclusione di un’esperienza formativa, ma ciò che viene dopo dipende dal modo in cui competenze, relazioni e responsabilità entreranno nelle scelte di ogni giorno.
Da Piazza Maggiore, la classe 2026 parte con una domanda aperta e con una Community che resta. Non soltanto quale futuro immaginare, ma che cosa scegliere di costruire, per sé e per gli altri.